Disturbo Depressivo Maggiore
L’umore depresso è un’esperienza umana universale, caratterizzata da sentimenti di tristezza profonda, disperazione e perdita di interesse o piacere in attività una volta gradite. Mentre tutti noi possiamo provare momenti di tristezza o disillusione il disturbo depressivo maggiore (DDM) rappresenta una forma grave di depressione clinica che interferisce significativamente con la vita quotidiana e il funzionamento generale di un individuo. La comprensione del DDM richiede una considerazione considerata delle sue manifestazioni, dei criteri diagnostici e delle opzioni di trattamento disponibili.
Il criterio diagnostico per il disturbo depressivo maggiore prevede la presenza di un episodio depressivo maggiore non alternato ad episodi maniacali, ipomaniacali o misti.
Un episodio di disturbo depressivo maggiore, non comporta semplicemente una sensazione di tristezza ma sintomi più gravi.
I dati raccolti dal personale clinico e attraverso l’uso di questionari auto-compilativi, rilevano una forte sovrapposizione tra misure di ansia e depressione.
A livello diagnostico c’è una forte comorbilità tra queste due condizioni cliniche, e la relazione tra ansia e depressione ha ricevuto grandi attenzioni dalla ricerca negli ultimi anni e tuttora è un campo di studio molto complesso.
Quando si fa una diagnosi di disturbo depressivo maggiore, spesso viene specificato che si tratta di un primo episodio depressivo singolo (iniziale), o di un episodio ricorrente (preceduto da uno o più episodi neimesi precedenti).
Se non trattati, gli episodi depressivi durano in genere dai 6 ai 9 mesi.
Diversi studi hanno rilevato una relazione in chi ha avuto problemi familiari o ha sofferto di una personalità ansiosa durante l’infanzia e la depressione maggiore cronica.
Nonostante molti episodi depressivi si attenuino o scompaiano con il tempo, nel caso della depressione maggiore ci si deve aspettare la ricomparsa di nuovi episodi nei mesi successivi.
Il ritorno dei sintomi depressivi può essere di due tipologie: si parla di ricaduta o di ricorrenza.
Ricaduta: un ritorno dei sintomi dell’episodio depressivo in un periodo immediatamente successivo alla remissione; questo ritorno potrebbe essere indicativo del fatto che l’episodio depressivo non fosse completamente scomparso. Per esempio, si verifica se la terapia farmacologica viene interrotta troppo presto, nel momento in cui la sintomatologia evidente è scomparsa, ma l’episodio depressivo alla base è ancora in corso.
Ricorrenza
Il comparire di nuovo un episodio depressivo avviene nel 40-50% dei pazienti a cui è stato diagnosticato un episodio depressivo nei mesi precedenti.
La probabilità di una ricorrenza, aumenta con l’aumentare del numero di episodi depressivi precedenti alla presenza di comorbilità con altri disturbi. Spesso le persone che soffrono di depressione, hanno una sintomatologia evidente anche nei periodi tra un episodio e l’altro.
Caratteristiche epidemiologiche e cliniche
La Depressione Maggiore (DM) è l’espressione più classica e tipica della depressione e si manifesta comunemente in forma episodica, cioè con periodi di malattia di durata variabile durante i quali la sindrome depressiva si esprime nella sua forma piena con sintomi abbastanza marcati.
La depressione maggiore è un disturbo dell’umore frequente presente ovunque nel mondo, sebbene in misura diversa a seconda del contesto socioculturale ed economico.
Colpisce più frequentemente il genere femminile ed esordisce generalmente tra i 20 e i 40 anni di età, sebbene siano possibili forme precoce di esordio in epoca adolescenziale oppure forme tardive.
La prevalenza della depressione maggiore in età giovanile è tre volte superiore rispetto a persone ultrasessantenni. Gli episodi vanno da poche settimane a molti mesi, la media è stimata intorno ai 6-9 mesi, sebbene circa il 40% dei casi l’esordio depressivo si protragga per più di un anno e nel 15-20% dei casi per più di 2 anni.
Gli episodi di depressione maggiore, frequentemente preceduti nei mesi antecedenti l’ esordio da un evento stressante come un lutto, raramente si mostrano in modo acuto, in quanto la modalità di manifestazione di gran lunga più comune è quella insidiosa, espressa da una fase prodromica nella quale compaiono in forma isolata e in genere attenuata, alcuni sintomi quali insonnia, tristezza ecc. Tale fase può durare da alcuni giorni, a qualche settimana a diversi mesi. Nella fase di risoluzione nel giro di alcune settimane si assiste per lo più a un’attenuazione lenta e progressiva della sintomatologia sino a una completa restitutio ad integrum, sebbene una percentuale non marginale di casi stimata tra il 20% e il 40%, possa verificarsi la presenza di sintomi residui.
Sintomatologia residua
I sintomi residui più comuni sono: l’insonnia, il deficit della libido associato o meno a disfunzioni sessuali, l’astenia, l’irritabilità, la labilità emotiva, l’ipoedonia, la tendenza al pessimismo, la scarsa autostima, la difficoltà di concentrazione e di memoria. La persistenza dei sintomi residui causa il perdurare di apprezzabili livelli di menomazione del funzionamento interpersonale, sociale e lavorativo.
Decorso
Un individuo può manifestare un solo episodio depressivo maggiore nel corso della sua vita, evenienza che riguarda all’incirca il 20-25% dei casi; la diagnosi sarà depressione maggiore episodio singolo. Nel restante 75-80% dei casi gli episodi depressivi si ripetono almeno 2 volte nella vita e in circa il 50% dei casi, 3 o più volte.
Se si sono verificati almeno due episodi nel corso della vita separati da un periodo di almeno 2 mesi di benessere, la diagnosi sarà depressione maggiore ricorrente.
La durata dell’intervallo di tempo che separa un episodio dall’altro, comunemente definito intervallo libero, è diversa da caso a caso, poiché il decorso della depressione maggiore non sembra seguire modalità prevedibili, essendo possibili intervalli liberi che vanno da pochi mesi a diversi anni.
Infine, nel 20-25% circa dei casi, è possibile una vera e proprio cronicizzazione dei disturbi.
Il 10-15% delle persone affette da depressione maggiore decede per suicidio, con frequenza doppia nei maschi, mentre nelle donne è maggiore la frequenza di tentativi di suicidio.
Specificatori clinici
In base alla gravità la depressione può essere definita lieve, moderata o severa, sulla base del numero di sintomi e dell’intensità della sofferenza soggettiva legata alla sintomatologia e del livello di impatto sul funzionamento personale.
Tenendo conto dell’evoluzione dell’episodio, se si è avuto un miglioramento significativo senza completa scomparsa dei sintomi si definisce la depressione maggiore in remissione parziale. Si parla di remissione completa in presenza di una completa regressione dei sintomi.
La specifica ad esordio peripartum si usa per episodi che esordiscono durante la gravidanza o entro un mese dopo la nascita di un figlio; queste forme di depressione maggiore non presentano peculiari caratteristiche sintomatologiche rispetto al quadro tipico.
La depressione che insorge dopo la nascita del bambino colpisce sino al 10% delle madri. Secondo alcuni studi può manifestarsi anche oltre il primo mese dalla nascita ed è in realtà preceduta il circa il 50% dei casi una depressione gravidica.
Sintomatologia
Manifestazioni principali per il Disturbo Depressivo Maggiore includono:
1. Umor Nero: Un umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal paziente o osservato dagli altri.
2. Perdita di Interesse o Piacere: Marcata diminuzione dell’interesse o del piacere in tutte o quasi tutte le attività, per la maggior parte del giorno.
3. Cambiamenti nel Peso o nell’Appetito: Significativa perdita di peso senza dieta o aumento di peso; diminuzione o aumento dell’appetito.
4. Disturbi del Sonno: Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
5. Agitazione o Rallentamento Psicomotorio: Agitazione (inattività, irrequietezza) o rallentamento motorio evidente.
6. Affaticamento o Perdita di Energia: Stanchezza o perdita di energia quasi ogni giorno.
7. Sentimenti di Inadeguatezza: Sentimenti di svalutazione o colpa eccessiva o inappropriata.
8. Difficoltà di Concentrazione: Difficoltà a pensare, concentrarsi o prendere decisioni.
9. Pensieri di Morte: Ricorrenti pensieri di morte (non solo paura di morire), idee suicidarie, o tentativi di suicidio.
Diagnosi Differenziale e Comorbilità
La diagnosi differenziale è cruciale per il disturbo depressivo maggiore, poiché i suoi sintomi possono sovrapporsi ad altri disturbi mentali, come:
1. Disturbi d’Ansia: L’ansia può mimare sintomi depressivi e viceversa.
2. Disturbo Bipolare: È fondamentale distinguere il DDM da episodi depressivi di un disturbo bipolare.
3. Disturbi Somatici: Condizioni come l’ipotiroidismo possono presentarsi con sintomi simili.
4. Disturbi di Personalità: Alcuni disturbi di personalità possono confondere la diagnosi.
Inoltre, il DDM è spesso associato a comorbidità, come uso di sostanze, disturbi alimentari e condizioni fisiche croniche (ad esempio, malattie cardiache o diabete), aumentando la complessità del trattamento e della gestione del paziente.
La depressione maggiore va innanzitutto distinta dalla depressione bipolare.
Rispetto alla depressione persistente, gli elementi distintivi di maggiore importanza sono la maggiore gravità sindromica e la presenza del tipico decorso cronico sin dall’esordio.
Alcuni disturbi psicotici possono essere caratterizzati nel loro decorso dalla presenza di episodi depressivi come accade anche nella schizofrenia. Nel decorso del disturbo schizoaffettivo, ricorrono sia periodi in cui sono contestualmente presenti sintomi schizofrenici e depressivi, sia periodi nei quali i sintomi di tipo schizofrenico sono presenti da soli senza una concomitante sintomatologia depressiva.
La depressione dovuta a una condizione medica generale e la depressione dovuta all’uso di sostanze possono dare luogo a quadri clinici sovrapponibili a quelli di una depressione maggiore; in questi casi depongono a favore della diagnosi di depressione maggiore, la familiarità positiva per disturbi depressivi, l’assenza di patologie somatiche o sostanze che siano in correlazione nota con i disturbi depressivi precedenti indipendenti da malattie somatiche o da un uso di sostanze.
I disturbi dell’adattamento con umore depresso, sono generalmente distinguibili dagli episodi depressivi maggiori per la minore gravità clinica, per il rapporto diretto fra un evento o una situazione stressante e l’insorgenzadell’episodio e per la regressione generalmente rapida della sintomatologia che raramente supera i 6 mesi, con il cessare dell’evento o della situazione stressante.
Il lutto costituisce la reazione alla perdita di una persona cara che si manifesta con un quadro simil-depressivo di intensità generalmente meno marcata rispetto alla depressione maggiore e con un esaurimento abbastanza rapido della sintomatologia nell’arco di 2 o 3 mesi.
Nonostante l’insieme dei disturbi unipolari depressivi, generalmente insorge dall’adolescenza alla maturità, la sintomatologia depressiva può iniziare anche nell’infanzia o alla vecchiaia.
In passato si riteneva che la depressione non fosse una patologia infantile; Studi recenti hanno rilevato però, come una percentuale che varia dall’1 al 3% dei bambini in età scolastica abbiano manifestato sintomi appartenenti ai criteri diagnostici per alcune forme di disturbi unipolari, in particolare la distimia. Inoltre, come negli adulti, anche nei bambini sono presenti percentuali elevate di ricorrenze.
I tassi di incidenza, aumentano bruscamente in adolescenza, ed il 20 e il 30% degli adolescenti, ha avuto un disturbo depressivo maggiore, mentre condizioni subcliniche della malattia colpiscono il 10-20% dei ragazzi.
Gli effetti a lungo termine della comparsa di un disturbo depressivo adolescenziale, possono protrarsi fino alla prima età adulta, con l’emergere di difficoltà psico-sociali e la compromissione lieve, ma rilevante, in diversi ambiti della vita quotidiana, come le relazioni interpersonali, il lavoro e la qualità della vita stessa.
Inoltre è possibile che chi abbia avuto ricorrenti episodi depressivi in adolescenza ne sviluppi anche nell’età adulta. La prevalenza della depressione negli adulti over 65, è significativamente più bassa rispetto a quella dei giovani adulti.
Inoltre, è difficile diagnosticare la depressione in un paziente anziano, a causa del fatto che molti sintomi depressivi possono essere scambiati con la demenza.
Gli specificatori degli episodi depressivi maggiori
Gli specificatori, sono specifici insiemi di sintomi e caratteristiche.
Un primo specificatore, è quello che definisce l’episodio depressivo maggiore con manifestazioni melanconiche.
Questa definizione viene applicata a quei casi in cui, in aggiunta ai sintomi caratteristici della depressione maggiore, il paziente manifesta anche una perdita di piacere in tutte le attività che abitualmente considerava invece piacevoli o desiderabili.
Sembra anche esserci una maggiore predisposizione ereditaria per questa forma di depressione, rispetto alle altre, e sembra fortemente associata ad una storia di traumi infantili.
I sintomi psicotici, sono caratterizzati dalla perdita del contatto con la realtà e dalla presenza di deliri e allucinazioni,e possono essere presenti in alcune forme di depressione maggiore. In questo caso si parla di episodio depressivo grave con manifestazioni psicotiche.
Spesso, i deliri e le allucinazioni sono congruenti con l’umore depresso, per cui il contenuto è coerente con le tipiche tematiche depressive di incapacità personale, senso di colpa, morte, malattie o meritare una punizione per una mancanza.
Le persone affette da depressione grave hanno il pensiero delirante che loro organi interni siano colpiti da gravi malattie.
Esempi di Comportamento
Le persone con Disturbo Depressivo Maggiore possono presentare vari comportamenti e manifestazioni, come ad esempio:
- Ritiro Sociale: Evitare amici e familiari e isolarsi da altre persone.
- Perdita di Interesse: Non partecipare a attività che prima erano piacevoli, come hobby, sport o uscire.
- Difficoltà di Attenzione: Avere problemi a concentrarsi mentre leggono o guardano la TV, o dimenticare cose frequenti.
- Cambiamenti nell’Igiene Personale: Trascurare l’igiene e presentarsi in modo trasandato.
- Espressioni Emotive: Mostrare tristezza o apatia evidente, con pochi segni di gioia o entusiasmo.
- Comportamenti Autodistruttivi: A volte, le persone possono intraprendere comportamenti rischiosi o autolesionisti.
Questi comportamenti non sono universali e possono variare da persona a persona. È importante avere presente che il Disturbo Depressivo Maggiore è una condizione seria e richiede attenzione e supporto professionale.
Criteri Diagnostici
DSM-5
Il “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition” (DSM-5) stabilisce criteri specifici per la diagnosi del disturbo depressivo maggiore.
Per ricevere una diagnosi, un individuo deve presentare almeno cinque dei seguenti sintomi, per un periodo di almeno due settimane, e uno dei sintomi deve essere umore depresso o perdita di interesse:
- Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
- Marcata diminuzione dell’interesse o del piacere per tutte o quasi tutte le attività.
- Significativa perdita di peso senza dieta o aumento di peso, o diminuzione o aumento dell’appetito.
- Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
- Agitazione o rallentamento psicomotorio.
- Affaticamento o perdita di energia quasi ogni giorno.
- Sentimenti di inutilità o eccessiva colpa.
- Difficoltà a pensare o a concentrarsi.
- Pensieri ricorrenti di morte o di suicidio.
In aggiunta, i sintomi devono causare un malessere clinicamente significativo o compromettere il funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
ICD-10 e ICD-11
L’International Classification of Diseases (ICD) è un sistema di classificazione utilizzato a livello globale per la registrazione e la codifica delle malattie e dei problemi di salute.
Nell’ICD-10, il disturbo depressivo maggiore è classificato sotto il codice F32. Questo sistema diagnostico richiede sintomi simili a quelli del DSM-5 ma può avere differenze nelle formulazioni e nei sottogruppi.
L’ICD-11, che è stato implementato a partire dal 2022, ha ulteriormente affinato la classificazione dei disturbi depressivi. Il disturbo depressivo maggiore è classificato come “depressione” e distingue vari gradi di gravità, tenendo conto di fattori come la durata e l’impatto sulla qualità della vita.
Funzioni cognitive e disturbo
Chi soffre di depressione maggiore oltre ad alterazioni del contenuto del pensiero può mostrare difficoltà nei processi cognitivi. Molto frequente nei pazienti depressi vi è la tendenza a pensare continuamente ai propri sintomi, alla propria condizione, e a contenuti negativi verso il proprio futuro.
Per di più pazienti possono lamentare difficoltà di concentrazione, di memoria e di decision making.
Trattamento del Disturbo Depressivo Maggiore
Il trattamento del DDM è multidisciplinare e può includere vari approcci:
- Terapia Farmacologica: Gli antidepressivi sono frequentemente prescritti. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono comunemente usati. Altri gruppi farmacologici includono gli antidepressivi triclici e gli inibitori delle monoaminossidasi (IMAO). La scelta del farmaco dipende dalla storia clinica del paziente, dai sintomi specifici e dalla risposta ai trattamenti precedenti.
2. Psicoterapia: La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è una forma di psicoterapia efficace per il DDM. Questo approccio aiuta i pazienti a identificare e modificare i pensieri e i comportamenti negativi. Altre forme di terapia, come la terapia interpersonale e la terapia psicodinamica, possono anche essere utili.
3. Trattamenti Fisici: In casi gravi, è possibile considerare la terapia elettroconvulsiva (ECT), che può essere efficace per i pazienti che non rispondono ad altri trattamenti.
4. Supporto Sociale e Educazione: Fattori come il supporto sociale e l’educazione del paziente e della famiglia sono fondamentali per il recupero. Attività come i gruppi di supporto possono offrire una rete di sostegno.
5. Stile di Vita e Approcci Alternativi: L’esercizio fisico regolare, le tecniche di rilassamento, la meditazione e una dieta equilibrata possono anche contribuire al miglioramento dell’umore e al benessere generale.
I DISTURBI DELL’UMORE
