disturbo ossessivo compulsivo di personalità

Il Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (DOCP), facente parte del cluster C nel DSM, è caratterizzato da uno stile all’insegna del perfezionismo, rigidità, testardaggine ed ordine mantenuto nel tempo.




Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità di differenzia dal Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC)

Per evitare equivoci, occorre precisare che vi è una importante differenza rispetto al disturbo ossessivo compulsivo (DOC); il soggetto con DOC, tenta di resistere ai comportamenti perfezionistici provocati dalla paura. Mentre, nel DOCP i comportamenti compulsivi sono percepiti come utili, piacevoli e coerenti.

I due disturbi differiscono quindi essenzialmente per il fatto che nel disturbo ossessivo-compulsivo di personalità possono essere assenti ossessioni e compulsioni, caratteristiche invece tipiche del disturbo ossessivo-compulsivo, per di più, il disturbo di personalità è vissuto in modo ego sintonico dal paziente, cioè non prova disagio nei confronti delle proprie caratteristiche di personalità, che considera invece altamente adattive.

È opportuno ricordare che, al contrario, in presenza di disturbo ossessivo-compulsivo il paziente è tormentato dai sintomi che ambisce ad eliminare.

disturbo di personalità ossessivo compulsivo

Caratteristiche del Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità

Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (DOCP) si caratterizza in base ad alcuni specifici tratti di personalità:

  • preoccupazione per i dettagli
  • perfezionismo
  • eccessiva devozione per lavoro e produttività
  • estrema coscienziosità
  • difficoltà a compiti
  • difficoltà a gettare oggetti inutili
  • avarizia
  • testardaggine
  • rigidità.

È associato ad una difficoltà nel funzionamento psicosociale e ad una ridotta qualità della vita.

I soggetti con questo disturbo presentano un moderato livello di difficoltà nel funzionamento della personalità che si manifesta nelle seguenti aree:

  • Identità
  • Intimità
  • Empatia
  • capacità di autodirezione.

Oltre a un rigido perfezionismo, possono essere presenti due o più dei seguenti tratti psicopatologici di personalità:

  • perseveranza
  • affettività ristretta
  • evitamento dell’intimità.

Gli individui con disturbo ossessivo-compulsivo di personalità sentono costantemente l’obbligo di raggiungere obiettivi e faticano a dedicarsi a momenti di piacere e rilassamento. Controllano gli altri e se gli altri sfuggono al controllo diventano ostili e possono avere esplosioni occasionali di rabbia sia a casa che al lavoro.



Criteri diagnostici del DSM V per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità

Rientra nel disturbo, un quadro pervasivo di preoccupazione per l’ordine, perfezionismo e controllo mentale e interpersonale, a spese di flessibilità, apertura ed efficienza, che compare entro la prima età adulta ed è presente in diversi contesti, indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:

1. attenzione per i dettagli, le regole, le liste, l’ordine, l’organizzazione o gli schemi, al punto che va perduto la scopo principale dell’attività;

2. mostra un perfezionismo che interferisce con il completamento dei compiti (ad esempio, è incapace di completare un progetto perché non risultano soddisfatti i suoi standard oltremodo rigidi)

3. eccessiva dedizione al lavoro e alla produttività, fino all’esclusione delle attività di svago e delle amicizie (in assenza di evidenti necessita economiche);

4. esageratamente coscienzioso, scrupoloso, inflessibile in tema di moralità, etica o valori (non giustificato dall’appartenenza culturale o religiosa).

5. incapace di gettare via oggetti consumati o di nessun valore, anche quando non hanno alcun significato affettivo.

6. riluttante a delegare compiti o a lavorare con gli altri, a meno che essi non si sottomettano esattamente al suo modo fare le cose.

7. adotta una modalità di spesa improntata all’avarizia, sia per se che per gli altri; il denaro è visto come qualcosa da accumulare in vista di catastrofi future.

8. manifesta rigidità e testardaggine

Stile di attaccamento e relazioni interpersonali

Per quanto concerne il dominio delle relazioni interpersonali, nel disturbo ossessivo compulsivo di personalità appare compromessa la qualità dell’attaccamento.

Emerge dai dati presenti in letteratura, che nei soggetti spesso non si è formato un attaccamento sicuro e/o hanno ricevuto poche cure o un eccesso di protezione durante l’infanzia con un successivo fallimento nello sviluppo emotivo ed empatico.

È altresì importante tenere in considerazione anche circostanze abbastanza recenti che possano comunque aver contribuito al cristallizzarsi di uno schema patogeno. Questo è una struttura procedurale intrapsichica rafforzatasi nel tempo mediante le esperienze; una rappresentazione soggettiva del destino a cui andranno incontro i nostri desideri nel corso delle relazioni con gli altri.

Una persona con disturbo ossessivo-compulsivo di personalità può avere il desiderio di autonomia ed esplorazione, ma crede erroneamente che, se mostrasse spontaneamente le sue emozioni e propensioni, l’altro si mostrerebbe critico, aggressivo, punitivo ed impositivo; in risposta, il soggetto prova paura e soggezione e controlla emozioni (inibizione emotiva) e comportamento, rinunciando all’esplorazione bloccando i piani spontanei autogenerati e si conforma alle aspettative dell’altro, sperimentando un senso di costrizione unitamente ad un senso di inefficacia personale, al quale segue un’ipertrofia della rilevanza delle regole (tratto ossessivo); può anche immaginare di mostrare le sue emozioni e propensioni, ma prevede che l’altro rimarrà deluso e soffrirà; in risposta, la persona prova colpa e perde convinzione nel desiderio, rinunciando all’esplorazione e bloccando i piani spontanei autogenerati.

Tutto ciò porterebbe alla creazione di un circuito di mantenimento dei problemi interpersonali.

Strategie di adattamento

Le strategie che il soggetto mette in atto nel tempo per adattarsi all’aspettativa su come l’altro percepirà i suoi desideri elicitano, a loro volta, nell’altro delle risposte emotive e comportamentali che spesso, inconsapevolmente, confermano le credenze negative iniziali della persona, generando, in tal modo, un ciclo interpersonale patogeno che contribuisce a fare perdurare il disturbo. Basti pensare, ad esempio, alla tendenza comune nel disturbo ossessivo compulsivo di personalità di sovraccaricarsi di impegni o compiti, pur di non delegare o chiedere aiuto. A quel punto, non vedendosi aiutato (non avendolo chiesto) il paziente percepisce l’altro come disattento, senza la volontà di fornirgli aiuto.

L’altro da parte sua, non ascoltando le richieste d’aiuto, e anzi fronteggiando l’autosufficienza obbligata del paziente con personalità ossessivo-compulsiva, preferisce tenersi a distanza sentendo il proprio aiuto inutile e i propri interventi come inadeguati e criticabili. Il paziente però in alcuni momenti, sovraccarico dal lavoro e irritabile per la fatica potrebbe scoppiare rabbiosamente alla vista dell’altro che non lo supporta e protesta per il supporto che, immoralmente, gli è stato negato. L’altro a questo punto si sente facilmente criticato ingiustamente e reagisce alle accuse in modi che diminuiscono la sua disponibilità a dare l’aiuto stesso.



Schemi interpersonali

Le informazioni raccolte dall’esperienza clinica permettono di delineare nel disturbo ossessivo-compulsivo di personalità una serie di schemi interpersonali che muovono da motivazioni diverse:

Motivazione dominante-attaccamento: questo schema porterà il soggetto verso il desiderio di essere visto, amato, apprezzato, ma si rappresenta l’altro come freddo, rifiutante, disattento. In risposta si attiva il sistema del rango sociale: sperano di essere amato se il proprio valore sarà considerato adeguato dalle figure di riferimento. Quindi si impegnano, pianificano, cercano di essere sempre preparati, di essere impeccabili, perfette, e aderenti alle regole;

Motivazione-autostima: il soggetto desidera essere capace, ma si rappresenta l’altro come critico, invalidante; in risposta, la persona prova rabbia, prova un senso di fallimento e sviluppa il tratto ossessivo come strategia volta a sopperire al senso di inefficacia personale. Questo provoca stati di sovraccarico, di affaticamento fisico e psichico che spesso si esprimono attraverso una serie di sintomi psicosomatici piuttosto rilevanti a cui si abbinano preoccupazioni ipocondriache e che includono, ad esempio, gastrite, sindrome del colon irritabile, dolori addominali e intercostali;

Motivazione autonomia-esplorazione: azioni e scelte quotidiane non sono associate alla sensazione di essere internamente generate. I soggetti sono guidati, dai loro standard elevati e inflessibili di etica e performance, e hanno difficoltà a riconoscere che hanno desideri, intenzioni, scopi che originano dalle loro più intime inclinazioni e a lasciarsene guidare senza giudicarsi. Ne consegue un’inibizione del sistema esploratorio e una carenza di agency. Una possibile origine dedotta dai racconti di molti pazienti con disturbo ossessivo compulsivo di personalità è che, quando provavano ad esplorare e a perseguire piani autonomi, abbiano dovuto confrontarsi con figure genitoriali invalidanti, facilmente deluse, critiche o aspramente punitive. In risposta, hanno provato paura, hanno perso convinzione nel desiderio, rinunciando all’esplorazione e bloccando i piani spontanei autogenerati.

I pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, inoltre, a causa della difficoltà a stabilire priorità tra i propri compiti, spesso si sentono come bloccati, sospesi, ritenendo che il tempo non sia mai sufficiente e l’impegno profuso mai abbastanza e come conseguenza faticano a rispettare le scadenze.

Dal punto di vista emotivo, i soggetti con disturbo ossessivo compulsivo di personalità sono convinti che le proprie sensazioni e le proprie emozioni debbano essere sempre controllate, fondamentalmente perché considerate come intrinsecamente sbagliate, un segno di debolezza morale.

L’idea di sperimentare qualcosa che ritengono indegno li espone, nella loro mente al rischio di biasimo, accuse e alla fine, abbandono da parte degli altri o punizione. Nel complesso, quindi, tentano di controllare i loro affetti e appaiono, rigidi, formali e difficilmente si lasciano andare, tanto da essere definiti freddi e poco espansivi.

L’esperienza soggettiva di tali pazienti è caratterizzata da senso di colpa all’idea di avere agito irresponsabilmente e avere quindi arrecato danno a sé e/o agli altri; senso di inefficacia, ansia, paura di essere criticati e/o puniti per eventuali errori commessi. Spesso provano rabbia verso se stessi quando non rispettano gli standard o verso gli altri quando non si comportano con il dovuto zelo. La loro rabbia non è esplosiva, è più trattenuta, controllata, affiora nel viso e nel tono di voce più ancora che nel linguaggio. Il dovere guida la loro vita e quando affiorano desideri di giocare e rilassarsi, da un lato si criticano e si sentono in colpa, dall’altro si sentono costretti e tendono a ribellarsi a chi impone dall’esterno i doveri.

In generale, nei pazienti con disturbi di personalità la metacognizione è disfunzionale: pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo di personalità correlano con stili di personalità rigidi e che aderiscono inflessibilmente alle regole. Lo stile rigido correla con problemi metacognitivi nelle aree di differenziazione e integrazione, ma in modo inverso rispetto alle attese, ovvero una maggiore presenza di queste caratteristiche è legata a migliore metacognizione.

Temi più comuni

  • contagio es: timore di ammalarsi per aver toccato vestiti sporchi
  • responsabilità del danno es: timore di aver investito un pedone senza rendersene conto
  • violenza es: impulso di aggredire una persona cara
  • sessuali es: impulso di baciare il proprio capo
  • religione es: dubbi rispetto all’essere sufficientemente credenti
  • necessità di ordine/ simmetria es: equilibrare l’ambiente con una certa simmetria

Contenuti mentali perturbanti della stessa natura possono essere riscontrati in differenti quadri sindromici. Sul piano psicopatologico la fondamentale differenza è data dalla risposta che il paziente è in grado di fornire a questi contenuti.

Diagnosi differenziale

  • disturbo d’ansia da malattia (DAM): sintomi somatici associati a una forte preoccupazione relativa al timore di soffrire di una grave malattia. Le preoccupazioni intrusive legate alla salute sono state equiparate ai pensieri ossessivi e ai timori del DOC, come i tentativi di ottenere una rassicurazione sulla propria salute simili ai rituali di controllo del DOC.
  • disturbo dismorfofobico (BDD): disturbo che appartiene allo spettro dei disturbi ossessivo-compulsivi. Definito come preoccupazione eccessiva per un difetto nel proprio aspetto corporeo. Le preoccupazioni sono simili perché anticipano che si sentiranno in imbarazzo in presenza di altre persone, possono evitare situazioni sociali o volgere delle azioni per ridurre il difetto. Entrambi hanno molte preoccupazioni, che generano comportamenti per ridurre l’ansia. Per fare diagnosi di DOC è importante che ci siano ossessioni e compulsioni tipiche del DOC.
  • Disturbo d’ansia generalizzato (DAG): è caratterizzato da preoccupazione e tensione cronica in modo eccessivo. Le preoccupazioni possono essere del tipo intrusivo, non desiderato, ripetitivo e provocare un grande disagio, per questo spesso viene confuso con il DOC. La differenza è che i DAG fanno capo ai temi relativi alla vita quotidiana. Inoltre, le preoccupazioni di solito sono verbali, mentre le ossessioni provocano anche immagini o impulsi. Il contenuto delle preoccupazioni passa da un tema ad un altro abbastanza precocemente, mentre il tema delle ossessioni si mantiene stabile e cambia lentamente nel tempo. Inoltre, mettono in atto comportamenti, simili a rituali finalizzati alla ricerca di rassicurazioni.
  • Schizofrenia e disturbo delirante: a differenza del DOC le persone con queste diagnosi non hanno resistenza ai pensieri bizzarri e intrusivi, e non sentono la necessita di mettere in atto strategie per neutralizzarli.



DISTURBI DI PERSONALITA’

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