Cos’è la Disgrafia

La disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento che non riguarda esclusivamente il grafismo, ma corrisponde alla difficoltà nel riprodurre sia i segnali alfabetici che quelli numerici.

Questa difficoltà influisce negativamente anche sull’acquisizione delle regole ortografiche e sintattiche, a causa dell’impossibilità di rileggere e di auto correggersi.

disgrafia



Criteri diagnostici e inquadramento clinico della dislessia

Secondo il DSM- 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), i disturbi specifici di apprendimento (DSA) rappresentano un quadro clinico caratterizzato dalla

persistente difficoltà di apprendimento delle abilità scolastiche chiave per almeno 6 mesi tra lettura delle parole lenta o imprecisa e faticosa, difficoltà nella comprensione del significato di ciò che viene letto, difficoltà nello spelling, difficoltà con l’espressione scritta, difficoltà nel padroneggiare il concetto di numero, i dati numerici o il calcolo, difficoltà nel ragionamento matematico”.

Nell’ICD-10 (ICD, dall’inglese “International Classification of Diseases“) i Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono definiti con il termine “Disturbi evolutivi specifici delle abilità scolastiche”, e comprendono tutti i disturbi in cui le normali abilità di acquisizione delle capacità di apprendimento appaiono alterate già dalle fasi precoci dello sviluppo.

Negli adulti, è riscontrabile una difficoltà persistente nello scrivere o nelle abilità di calcolo che causa successivamente un basso rendimento sociale o lavorativo.

Quali sono le caratteristiche della disgrafia?

La riproduzione dei grafemi avviene in maniera molto irregolare, a causa della posizione e prensione esercitata dal bambino disgrafico sul foglio. La sua mano scorre faticosamente sul piano di scrittura e l’impugnatura del mezzo con cui scrive è spesso scorretta; anche la posizione del corpo è inadeguata, spesso il gomito non viene appoggiato sul tavolo e il busto appare eccessivamente inclinato.

La mano non impiegata nella scrittura non ha la posizione vicariante, ovvero non tiene fermo il quaderno evitandone spostamenti, e ciò interferisce negativamente sulla qualità della produzione grafica.

Solitamente questa mano è utilizzata per giocherellare con il materiale scolastico presente sul banco, ad esempio la gomma e le matite.

Orientamento nello spazio grafico

È molto ridotta spesso la capacità di utilizzare lo spazio a disposizione; ciò è dovuto alla difficoltà da parte del bambino di non possedere adeguati riferimenti per orientarsi. Infatti, questi durante la scrittura, non rispetta i margini del foglio e lascia gli spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole; quindi non segue la linea di scrittura e procede in salita oppure in discesa.

Pressione del foglio: la pressione sul foglio non è adeguatamente regolata; a volte è troppo forte a volte troppo debole. Questo è dovuto ad una paratonia, cioè un’alterazione in eccesso o in difetto del tono muscolare.

Possono verificarsi inoltre, le sincinesie, cioè degli atti motori in eccesso o non direttamente implicati nell’attività grafica.

La direzione del gesto grafico:

Sono frequenti le inversioni che riguardano la direzionalità del gesto e questi si verificano sia nell’esecuzione di singoli grafemi, sia nella scrittura autonoma.

La scrittura spesso procede da destra verso sinistra.

Produzioni e riproduzioni grafiche

Il bambino con disgrafia ha delle difficoltà notevoli anche nella riproduzione grafica di figure geometriche, nel copiare ad esempio figure semplici, come il triangolo e tende a stondare, gli angoli o a non chiudere una forma.

Il livello di sviluppo del disegno è spesso non allineato all’età cronologica, la riproduzione di oggetti o la copia di immagine è molto globale e in particolare risultano scarsamente differenziati.

Esecuzione di copie

Anche la copia di parole è di frasi e scorretta. Ricorrenti sono le inversioni di gesto e gli errori che sono dovuti a una scarsa coordinazione oculo-manuale.

Per tale ragione ricopiare dalla lavagna è ancora più difficoltoso per un bambino con disgrafia in quanto questi deve portare più con avanti più compiti contemporaneamente.

Deve distinguere la parola dallo sfondo, spostare lo sguardo dalla lavagna al foglio e riprodurre poi i grafemi.

Dimensione dei grafemi

Vi è uno scarso rispetto delle dimensioni delle lettere. Possono essere riprodotte troppo piccole o troppo grandi, frequentemente in maniera irregolare, alternando, dimensioni macro e dimensioni micro.

Unione dei grafemi

La mano non scorre adeguatamente sul foglio e quindi il bambino non riesce a seguire con lo sguardo la propria scrittura. Questo naturalmente interferisce in maniera negativa con la fluidità del gesto portando ad una scrittura scorretta delle lettere.

Ritmo grafico

Vi è un’alterazione del ritmo grafico, quindi del ritmo di scrittura. Un bambino con disgrafia scrive con velocità eccessiva o con estrema lentezza, ma la sua mano esegue movimenti a scatti. Non vi è armonia nel gesto e vi sono frequenti interruzioni.

Queste condizioni si manifestano con differenti gradi di gravità:

  • lieve
  • moderata
  • grave

Le difficoltà di apprendimento osservate sono definite “specifiche” ovvero non attribuibili a: disabilità intellettive, a ritardo mentale, a disturbi dovuti ad organo di senso, o a disturbi neurologici o motori.




Valutazione delle abilità di base

Prima di poter programmare attività che riguardano il recupero delle difficoltà di scrittura bisogna sottoporre il bambino a una serie di prove che hanno lo scopo di individuare se si tratta di una vera e propria disgrafia o se invece ci troviamo di fronte a un semplice ritardo nelle acquisizioni delle capacità di base.

Se viene accertato un disturbo percettivo motorio bisogna affrontarlo attraverso una terapia specifica. Nel secondo caso, invece bisognerà sollecitare il bambino con degli stimoli graduati, tenendo in considerazione e avendo rispetto del suo stile di apprendimento e guidandolo verso nuove conquiste.

Le abilità di base per l’apprendimento della scrittura sono:

  • percezione
  • organizzazione spaziale
  • organizzazione temporale
  • integrazione spazio-temporale
  • orientamento destra sinistra
  • conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo
  • coordinazione motoria
  • dominanza laterale
  • memoria
  • attenzione



Intervento sulla disgrafia

Il bambino con disgrafia ha bisogno di un intervento specialistico perché il solo recupero effettuato in ambiente scolastico spesso non può essere sufficiente.

Nel corso degli ultimi anni molti sono stati metodi elaborati per la terapia della disgrafia e molti autori hanno espresso pareri discordanti, ma quasi sempre si è considerato come esclusivo rimedio l’esercizio ripetitivo indirizzato al raggiungimento di una più adeguata coordinazione della mano, disinteressandosi spesso della motricità globale e delle attività percettive.

In realtà considerare solo gli aspetti grafo motori è molto riduttivo rispetto a quelle che sono le lacune presenti nelle competenze di base coinvolte. Le evidenze hanno dimostrato che, può verificarsi un miglioramento nell’esecuzione del tratto grafico, ma abbandonando l’esercizio la difficoltà si ripresenta poiché le lacune che ne stanno alla base non sono state sufficientemente ridotte.

Quindi, l’intervento sulla disgrafia deve essere prolungato e portato avanti da operatori qualificati che collaborano in maniera sinergica con la scuola la quale può offrire valide risorse per fronteggiare il disturbo legato alla scrittura.

Il progetto terapeutico deve essere personalizzato in base a:

  • caratteristiche psicologiche del soggetto
  • agli ambiti di competenza
  • alle sue potenzialità e difficoltà
  • ai tempi di attenzione
  • ai livelli motivazionali
  • livelli di metacognizione individuali.

Il programma di intervento può essere suddiviso in due itinerari che devono essere portati avanti parallelamente:

Uno relativo allo sviluppo delle competenze di base e l’altro legato in maniera più specifica alla scrittura.

Solo se coinvolto davvero e reso protagonista del proprio processo di sviluppo il bambino può coinvolgersi attivamente nelle proposte auto gratificarsi per i piccoli progressi ed eliminare così lo scoraggiamento di fronte agli insuccessi, eviterà di arrendersi davanti alle attività che spesso potrebbero risultare noiose e ripetitive.

Le attività relative alle competenze di base devono essere proposte sia in maniera parallela che in modo intrecciato, attraverso degli esercizi gioco che richiedono uno sviluppo il potenziamento di singole competenze e attraverso.

È importante che gli obiettivi acquisiti dovranno lasciare il posto ad attività gradualmente più complesse ed evolute.

È fondamentale la prevenzione delle difficoltà di scrittura, infatti fin dalla scuola dell’infanzia è possibile individuare la presenza di situazioni problematiche che si evidenziano in un’attività grafica scarsamente strutturata. Ad esempio si può notare la difficoltà ad organizzare lo spazio bidimensionale a disposizione e l’uso di limitati schemi di riferimento con conseguenti produzioni stereotipate.

Questa ridotta qualità delle prestazioni può dipendere da un vero e proprio disturbo oppure a volte può dipendere da altri fattori, come ad esempio da un ritardo globale, che non è quindi riferito solo gli aspetti grafici ma che coinvolge le varie capacità espressivo comunicative e motorie e cognitive.

In ciascuna delle situazioni, la stretta collaborazione tra scuole e famiglia rappresenta un’insostituibile risorsa.

È fondamentale la collaborazione della famiglia, infatti il bambino disgrafico possiede livelli di autonomia quotidiana piuttosto bassi in relazione all’età cronologica. Ciò è dovuto alle difficoltà di coordinazione dinamica e visuomotoria che interferiscono nelle sue prestazioni e che perciò risultano goffe impacciate lente imprecise. I genitori sono spesso portati ad anticipare azioni e ad eseguirli al posto del bambino ed è per questo che si rilevano il più delle volte significative ripercussioni anche nell’autonomia personale.

Disgrafia e disagio psicologico

Purtroppo di frequente le difficoltà specifiche di apprendimento non vengono individuate precocemente e quindi il bambino è costretto a vivere una serie di insuccessi a catena che possono provocare disagio psicologico. Infatti, quasi sempre i risultati insoddisfacenti in ambito scolastico vengono attribuiti allo scarso impegno al disinteresse alla distrazione.

Per cui i bambini devono sostenere il peso della propria incapacità e si sentiranno colpevoli e responsabili. L’insuccesso prolungato genera scarsa autostima mancanza di fiducia nelle proprie possibilità. Nel tempo, tutto ciò può portare a un’elevata demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni emotivo-affettive particolari quali per esempio la forte inibizione, l’aggressività, gli atteggiamenti istrionici di disturbo alla classe e, in casi più gravi, a depressione.

A volte il disagio è così elevato da annichilire la persona, ponendola in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura verso gli altri.

Per tutte le ragioni elencate è importante individuare precocemente il problema, fronteggiarlo attraverso un adeguato percorso finalizzato sia alla riduzione della difficoltà sia a favorire più adeguati livelli di autonomia.



Modelli di elaborazione della scrittura e delle disgrafie acquisite

I processi mentali che sottintendono alle abilità di scrittura si possono descrivere contrapponendo una via di elaborazione sublessicale e una via lessicale.

La via sublessicale consente il trasporto di una stringa di suoni nella corrispondente sequenza ortografica. Quindi questa via prevede la sequenza di quattro unità di elaborazione; lo stimolo sonoro è soggetto inizialmente al procedimento di analisi uditiva dopodiché la sequenza fonetica percepita viene sottoposta ad una conversione acustico fonologica che consente sia la segmentazione che la seriazione nella corrispondente stringa fonemica. Successivamente i singoli fonemi vengono depositati temporaneamente al livello del buffer fonologico, un magazzino di memoria di lavoro che consente l’invio seriale alla conversione fonologica ortografica. La stringa ortografica viene riorganizzata nel buffer grafemico. A questo punto la stringa ortografica è poi inviata ai processi di programmazione motoria della scrittura manuale, della scrittura su tastiera o al recupero del nome delle lettere, ovvero lo spelling orale.

Compito della via sublissicale è quello di permettere la scrittura di parole con ortografia regolare, quindi già note, parole mai scritte prima e, stringhe fonemiche non lessicali, cioè le non parole. Questa procedura non permette però di scrivere correttamente parole irregolari.

La scrittura invece, attraverso la procedura lessicale si fonda su tre magazzini di conoscenza lessicali e semantiche che contengono rappresentazioni fonologiche di entrata, concettuali e ortografiche di uscita. Per le parole già note a chi sta ascoltando e scrivendo è fondamentale il lessico fonologico di entrata; questo consente il riconoscimento della forma fonologica di una parola udita. La rappresentazione lessicale che si attiva va a mapparsi con le corrispondenti informazioni concettuali che sono immagazzinate nel sistema semantico concettuale e quindi consentono di attivare le corrispondenti rappresentazioni semantico concettuale e di attivare le corrispondenze rappresentazioni ortografiche a livello del lessico ortografico di uscita.

Questo magazzino contiene le conoscenze ortografiche delle parole che l’individuo ha appreso in passato attraverso la loro grafia corretta.

La procedura lessicale a differenza della via sublessicale consente la scrittura di parole regolari ed è l’unica possibile per scrivere parole irregolari, ma non consente la scrittura di non parole o parole di cui in passato non sia stata appresa l’ortografia.

Disgrafie centrali e disgrafie periferiche

Così come per i deficit di lettura il modello cognitivista descrive diversi tipi di deficit centrali e periferici nella scrittura.

Disgrafie centrali o disortografie

Secondo il modello a due vie nei processi di scrittura vi sono due forme indipendenti di disgrafia. Un danno alla via di conversione fonema-grafema causa un disturbo che prende il nome di disgrafia fonologica. Pazienti con questo disturbo non riescono a scrivere le non parole ma riescono senza difficoltà ad accedere all’ortografia di parole sia regolari che irregolari.

Un danno invece alla via lessicale causa un disturbo di scrittura che è detto disgrafia superficiale.

Pazienti con disgrafia superficiale regolarizzano l’ortografia di parole irregolari sostituendo le sequenze ortografiche corretta con soluzioni fonologicamente plausibili (ad esempio blue jeans con blugins).

Questo errore denota che il paziente sta scrivendo attraverso la procedura sublissicale e quindi la scrittura di parole regolari e di non parole è relativamente conservata.

Abbiamo poi la disgrafia profonda una forma particolare di disgrafia fonologica. In questo tipo di disgrafia compaiono in generale effetti lessicali e sostituzioni semantiche.

Nelle disgrafie per deficit del buffer grafemico si osserva un cospicuo effetto di lunghezza e prevalgano o le trasposizioni o le sostituzioni grafemiche. Avremo vocali che sostituiscono altre vocali, consonanti altre consonanti, cluster consonantici altre altri cluster e consonanti doppie altre consonanti doppie.

Disgrafie periferiche

È un tipo di deficit che si origina a valle del buffer grafemico. Coinvolgono il recupero delle informazioni da un deposito di conoscenze grafo motorie senza compromettere lo spelling orale e la scrittura su tastiera.

Il deficit di scrittura periferico più conosciuto è detto disgrafia allografica che coinvolge separatamente diversi codici ortografici della scrittura.

Psicologia dell’educazione



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