La demenza o deterioramento cognitivo cronico-progressivo

La demenza o deterioramento cognitivo cronico-progressivo è una conseguenza comportamentale di una patologia acquisita che ha un andamento ingravescente; infatti, comporta il declino delle funzioni cognitive interferendo con le comuni attività della vita quotidiana

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Cos’è il deterioramento cognitivo cronico-progressivo?

Per prevenire il deterioramento cognitivo progressivo o demenza è fondamentale: elencarne le possibili cause, descrivere il quadro clinico e le modalità con cui si effettua la diagnosi delle forme più frequenti. Bisogna differenziare le demenze dalle oligofrenie, queste ultime dipendono da patologie pre, peri o post-natali, che vanno a compromettere il normale sviluppo delle funzioni cognitive.


La demenza si inserisce nella vita di un individuo che fino a un dato momento ha normali capacità cognitive.


Occorre poi, fare una distinzione tra lo stato preso in esame e lo stato confusionale o delirio.

Infatti, il delirio è una condizione transitoria che quindi, ha una durata limitata e che ha come fase successiva il coma oppure il ritorno alla normalità.


In caso di demenza si ha una riduzione complessiva dell’efficienza sia delle funzioni dette superiori che degli aspetti affettivi(apatia)e motori.




Due quadri di esordio


Può essere caratterizzata da disturbi di memoria seguiti a breve distanza da deficit di tipo afasico aprassico e agnostico con compromissione delle funzioni strumentali o da una breve compromissione delle funzioni cosiddette di controllo (motivazione, attenzione, capacità di inibizione).

Perciò, in base al quadro di esordio possiamo distinguere un decadimento demenziale a esordio strumentale e uno a esordio disesecutivo.

Dal punto di vista neuropsicologico questi quadri corrispondono ad una degenerazione e quindi ad un’atrofia di regioni cerebrali distinte; se l’esordio è strumentale verranno interessate le regioni retrorolandiche, quindi temporo-parietali, quando invece è disesecutivo, quelle prefrontali.


Le cause della demenza possono essere varie, oltre a malattie degenerative del sistema nervoso centrale anche i traumi cranici, le malattie infettive come le encefaliti o malattie vascolari e ipossia possono portare a una degenerazione. Altre cause possono essere legate ad un arresto cardiaco o a intossicazione di monossido di carbonio. Sono state riscontrate anche cause non neurologiche che portano al decadimento, come ad esempio malattie endocrine o collagenopatie, oppure l’uso prolungato di alcuni farmaci come antiepilettici, antipsicotici e antiparkinsoniani o l’etilismo.

Il deterioramento può comparire in concomitanza con una neoplasia, queste forme sono chiamate demenze paracarcinomatose, solitamente il tumore a cui è associato questo quadro, è il carcinoma bronchiale a piccole cellule. In questi quadri clinici la patologia sottostante viene trattata con totale o parziale remissione della sintomatologia.


Occorre poi fare una distinzione tra demenze neurologiche e demenze psichiatriche che includono la pseudodemenza ansiosa e/o depressiva e le demenze psicotiche.

La demenza viene diagnosticata quando sono presenti deficit in diversi ambiti, come ad esempio la memoria, il linguaggio, la cognizione spaziale e importanti modificazioni di umore e personalità.



La demenza consiste nella compromissione globale delle funzioni corticali superiori, compresa la memoria, la capacità di far fronte alle richieste della vita di tutti i giorni, di svolgere le prestazioni percettivo motorie acquisite in precedenza, di conservare un comportamento sociale adeguato alle circostanze e di controllare le proprie reazioni emotive. Tutto ciò in assenza della compromissione dello stato di vigilanza.


In base alla definizione data dal Commitee of Geriatrics del Royal College of Physicians britannico, emerge che la diagnosi può essere effettuata quando il paziente è vigile, e la compromissione quindi riguarda più ambiti cognitivi e interferisce con la vita quotidiana.

Secondo il DSM, i deficit devono essere sufficientemente gravi da causare compromissione nelle attività sociali e lavorative.


Quadro di esordio

Il quadro di esordio può essere di tipo strumentale, tipico della malattia di Alzheimer o disesecutivo.

Questa distinzione, come detto in precedenza, viene effettuata in base alle aree colpite. Nel caso della malattia di Alzheimer, avremo un danno nelle aree corticali.

Le forme disesecutive possono essere distinte in varianti con atrofia sottocorticale che portano alla comparsa di segni neurologici, ad esempio di tipo motorio, come la Corea di Huntington, poi varianti senza interessamento sottocorticale, il cui prototipo è la Malattia di Pick.
Possiamo paragonare il deterioramento demenziale ad un’insufficienza d’organo, così come avviene in caso di insufficienza cardiaca e quindi gli organi funzionano in maniera subottimale, anche il cervello può presentare un’insufficienza di tipo cronico progressivo. Per cui ne risulta un’incompetenza cognitiva che è l’elemento fondamentale della demenza.


Epidemiologia della demenza

La demenza viene associata alla vecchiaia, in effetti la sua prevalenza aumenta con l’aumentare dell’età.

I dati raccolti suggeriscono che vi è una prevalenza maggiore tra i 65 e 70 anni, pari al 1% degli individui, mentre raddoppia ogni cinque anni. Tant’è che a 85 anni la stima della prevalenza varia fra 20 e 50%.

L’incidenza aumenta considerevolmente con l’età ed è di circa un soggetto su 100 dai 70 agli 80 anni per poi raddoppiare.


Diagnosi di demenza

Possiamo distinguere la diagnosi di demenza in due livelli.

Il primo riguarda la presenza assenza di deterioramento il secondo invece concerne la possibile causa.

Il periodo di durata è solitamente imprecisato ciò dipende dal fatto che queste alterazioni comportamentali della vita quotidiana possono essere colte o meno dai familiari del paziente.

L’anziano normale presenta caratteristiche neuropsicologiche solo quantitativamente diverse dal demente. Infatti, anche nella popolazione anziana compare un rallentamento psicomotorio. Allo stesso modo il soggetto anziano presenta difficoltà nel dividere l’attenzione su più stimoli o a seguire più compiti contemporaneamente.
Stessa cosa vale per l’apprendimento e il ricordo di nuovi eventi, anche le parole spesso vengono recuperate con difficoltà, anche se la denominazione e la comprensione, subiscono solo un minimo decremento con l’età; il comportamento si modifica in senso depressivo. La diagnosi di decadimento attraversa tre tappe:

  • Anamnesi
  • valutazione psicometrica
  • diagnosi nosografica


La diagnosi nosografica è di natura strettamente medica, durante la fase di anamnesi cognitivo comportamentale le domande vengono poste seguendo una traccia precisa che può essere fornita dai criteri necessari per la diagnosi.

Quindi, bisogna indagare:

  • la capacità di apprendere nuovi eventi
  • il linguaggio
  • l’esecuzione di azione
  • la cognizione spaziale
  • la presenza di modificazione del comportamento
  • modificazione del tono dell’umore.


Solo successivamente, si passa alla fase psicometrica, cioè alla somministrazione dei test.

Si utilizzano quindi barriere di valutazione complessiva, che forniscono punteggi che possono o non possono essere indicativi del grado di competenza cognitiva del paziente.

Queste batterie hanno un limite molto importante, ovvero vengono modellate sul quadro clinico della malattia di Alzheimer e quindi sono poco sensibili rispetto ad altre forme di decadimento demenziale.

Lo strumento più utilizzato è il Mini Mental States Examination (MMSE) e in Italia viene utilizzato accanto al Milan Overal Dementia Assessment (MODA).


Tra le varie forme di demenza abbiamo:

  • la malattia di Alzheimer
  • le demenze non Alzheimer, tra cui

– la demenza a corpi diffusi di lewy,

– la Corea di Huntington

– la demenza da idrocefalo normoteso

– le demenze vascolari.

– le demenze associate a patologie infettive l

– la degenerazione lombare fronto temporale

– la sindrome cortico basale

– la paralisi sopra nucleare progressiva

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