ADHD

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD dall’inglese Attention deficit hyperactivity disorder) è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da livelli inappropriati di disattenzione e/o iperattività-impulsività, in particolare chi ne soffre manifesta difficoltà nel mantenere la propria attenzione a lungo su un compito, nel controllare l’impulso ad agire e nel regolare il livello della propria attività.

La triade dei sintomi di ADHD

  • DISATTENZIONE: difficoltà a mantenere l’attenzione per periodi di tempo prolungati
  • IPERATTIVITÀ: iperattività non solo motoria ma anche verbale —> infatti parlano tantissimo e non riescono a regolarsi, a capire quando smettere e a lasciare spazio agli altri nelle conversazioni
  • IMPULSIVITÀ: impulsività comportamentale, cognitiva ed emotiva




Individui con ADHD hanno un rendimento inferiore alle loro effettive potenzialità cognitive. Infatti, a causa del loro disturbo manifestano anche una difficoltà nella memorizzazione (nozioni apprese poco e male, o presto dimenticate) e lavorano con sbadataggine e superficialità, per questo il loro rendimento scolastico e lavorativo si dimostra scarso e altalenante.

Inoltre, questo disturbo porta a relazionarsi con difficoltà agli altri, per questo il soggetto tende a isolarsi e a venire emarginato dagli altri. Le amicizie durature sono scarse, infatti questi individui tendono a legarsi molto a chi gli rimane accanto e hanno il terrore di perderli.



L’ ADHD nel DSM V

Nel DSM V la ADHD è classificata come un disturbo caratterizzato da:
CRITERIO A: un pattern persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con il funzionamento o lo sviluppo, come caratterizzato dai punti 1 e/o 2:

1. DISATTENZIONE:

Almeno sei dei seguenti sintomi (dai 17 anni e oltre di età bastano cinque sintomi)  sono persistiti per almeno sei mesi con un’intensità incompatibile con il livello di sviluppo, con un impatto negativo diretto sulle attività sociali e scolastiche (o lavorative) e i sintomi non sono soltanto una manifestazione di comportamento oppositivo, sfida, ostilità o incapacità di comprendere compiti o istruzioni:

– spesso non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici, sul lavoro o in altre attività (es. trascura o omette i dettagli, il lavoro non è accurato);
– ha spesso difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti o sulle attività di gioco (es. ha difficoltà a rimanere concentrato durante una lezione, una conversazione o una lunga lettura);
– spesso il soggetto non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente (es. la mente sembra altrove, anche in assenza di distrazioni evidenti);
– spesso il soggetto non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici, le incombenze o i doveri sul posto di lavoro (es. inizia l’attività ma perde rapidamente la concentrazione e viene distratto facilmente);
– ha spesso difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività;
– spesso evita, prova avversione o è riluttante a impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale protratto;
– perde spesso gli oggetti necessari per i compiti o le attività
– spesso è facilmente distratto da stimoli esterni è spesso sbadato nelle attività quotidiane.

2. IPERATTIVITA’ ed IMPULSIVITA’

Almeno sei dei seguenti sintomi (dai 17 anni e oltre di età bastano cinque sintomi)  persistono per almeno sei mesi con un’intensità incompatibile con il livello di sviluppo e che ha un impatto negativo diretto sulle attività sociale e scolastiche/lavorative:

– Spesso agita o batte mani e piedi o si dimena sulla sedia.
– Spesso lascia il proprio posto in situazioni in cui si dovrebbe rimanere seduti (per es., lascia
il posto in classe, in ufficio o in un altro luogo di lavoro, o in altre situazioni che richiedono di
rimanere al proprio posto).
– Spesso scorrazza e salta in situazioni in cui farlo risulta inappropriato. (Nota: Negli
adolescenti e negli adulti può essere limitato al sentirsi irrequieti.)
– È spesso incapace di giocare o svolgere attività ricreative tranquillamente.
– È spesso “sotto pressione”, agendo come se fosse “azionato/a da un motore” (per es., è
incapace di rimanere fermo/a, o si sente a disagio nel farlo, per un periodo di tempo prolungato,
come nei ristoranti, durante le riunioni; può essere descritto/a dagli altri come una persona
irrequieta o con cui è difficile avere a che fare).
– Spesso parla troppo.
– Spesso “spara” una risposta prima che la domanda sia stata completata (per es., completa le
frasi dette da altre persone; non riesce ad attendere il proprio turno nella conversazione).
– Ha spesso difficoltà nell’aspettare il proprio turno (per es., mentre aspetta in fila).
– Spesso interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti (per es., interrompe
conversazioni, giochi o attività; può iniziare a utilizzare le cose degli altri senza chiedere o
ricevere il permesso; adolescenti e adulti possono inserirsi o subentrare in ciò che fanno gli
altri).

CRITERIO B: I sintomi di disattenzione o iperattività-impulsività devono comunque essere stati presenti prima dei 12 anni di età
CRITERIO C: Diversi sintomi di disattenzione o iperattività si devono presentare in almeno due contesti come a casa, scuola o lavoro, con amici o parente o in altre attività
CRITERIO D: I sintomi, inoltre, devono interferire con la qualità del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo
CRITERIO E: Deve essere esclusa sia la presenza dei sintomi durante il decorso di un disturbo psicotico sia l’esistenza di un altro disturbo mentale in grado di giustificare meglio la presenza dei sintomi.

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività può presentarsi con una manifestazione combinata dei sintomi di disattenzione e iperattività-impulsività, con manifestazione di disattenzione predominante oppure con manifestazione di iperattività/impulsività predominanti.

Il DSM V distingue 3 sottotipi del disturbo:

  • Manifestazione combinata di disattenzione e iperattività-impulsività, ovvero un quadro combinato di vari sintomi di disattenzione e di iperattività-impulsività: è la manifestazione più tipica in età evolutiva
  • Manifestazione con disattenzione predominante in cui i sintomi prevalenti sono quelli riguardanti l’attenzione: i bambini appartenenti a questo gruppo presentano minori problemi comportamentali e nell’interazione con i pari rispetto agli altri tipi
  • Manifestazione con iperattività-impulsività predominante in cui la maggior parte dei sintomi rientra nella categoria dell’iperattività-impulsività e sono presenti solo pochi sintomi di disattenzione che non sono clinicamente significativi

ADHD

Esordio e sviluppo

Questo disturbo comprare nell’infanzia, solitamente negli anni della scuola elementare, e spesso permane in età adulta, compromettendo il funzionamento della persona in ambito sociale, scolastico e lavorativo.

In età pre-scolare salta principalmente all’occhio l’iperattività del bambino, mentre negli anni della scuola elementare emerge soprattutto la disattenzione. Durante l’adolescenza i sintomi si manifestano sotto forma di agitazione, irrequietezza, impazienza e una sensazione di nervosismo del ragazzo/a. In età adulta diminuisce solitamente l’iperattività, ma permangono a livelli problematici la disattenzione e l’impulsività.

Prevalenza

La presenza di ADHD è stimata in circa il 3% dei bambini e adolescenti italiani. Uno studio condotto dalla World Mental Health (WHO) evidenzia che la prevalenza dell’ADHD negli adulti (18-44 anni) in Italia varia dal 2,8% al 7,3%. La prevalenza dell’ADHD a livello mondiale risulta del 5% nella popolazione (con un 8% tra i bambini e un 4% negli adolescenti).

Per quanto riguarda la differenza di genere: nel mondo i maschi diagnosticati di ADHD sono il doppio rispetto alle femmine. Inoltre, le ricerche dimostrano che i maschi tendono ad avere un ADHD iperattivo-impulsivo, mentre le femmine hanno una predisposizione per ADHD con disattenzione.

Eziologia

L’eziologia specifica del disturbo ad oggi è sconosciuta ma tra le possibili cause troviamo:

  • Fattori biologici: pare che nella manifestazione dell’ADHD sia implicata l’espressione di alcuni geni che regolano il livello di neurotrasmettitori di tipo dopaminergico e noradrenergico. Inoltre si ipotizza una base ereditaria per il disturbo, infatti si è scoperto che un bambino affetto da ADHD ha 4 volte più probabilità di avere un parente con la stessa malattia rispetto ai bambini tipici. Oltre a ciò, anche difetti nella struttura e nel funzionamento del cervello possono contribuire a causare il disturbo. In particolare, sono coinvolti i difetti al lobo frontale del cervello, il quale è responsabile di processi cognitivi quali il controllo inibitorio, la pianificazione, l’organizzazione e l’attenzione.
  • Fattori ambientali: esistono alcuni fattori ambientali che sono associati all’ADHD, in particolare fattori di rischio prenatali, quali: stress fetale, abuso in gravidanza di fumo o farmaci, complicanze durante il parto, nascita pretermine, ipertensione.

Molto probabilmente l’origine del ADHD deriva da una correlazione di tutti questi fattori, è quindi riconducibile al modello bio-psico-sociale.



Comorbidità del disturbo

Il 72% dei bambini con ADHD presenta anche altre patologie psichiatriche, tra cui la dislessia, i disturbi dello spettro autistico, il disturbo oppositivo provocatorio o un disturbo della condotta (entrambi molto frequenti) o un disturbo d’ansia (il 25% dei bambini con ADHD presenta anche disturbi d’ansia) …

La presenza di più patologie rende più difficile la diagnosi di ADHD e per questo il disturbo non viene trattato in età pediatrica e persiste anche nell’età adulta.

Trattamento dell’ADHD

Non esiste un trattamento standard che vada bene per tutti i bambini con ADHD, trattandosi di un disturbo che può avere numerose sfaccettature e caratteristiche individuali differenti, per questo è necessario partire dall’osservazione del soggetto, identificare i comportamenti problematici e di conseguenza stabilire gli obiettivi dell’intervento.

Generalmente il trattamento dell’ADHD prevede una combinazione di interventi di tipo farmacologico, psico-educativo e psicoterapeutico.

Per quanto riguarda l’aspetto farmacologico, gli psicostimolanti sono ritenuti i farmaci più efficaci, tra questi troviamo ad esempio: il metilfenidato (Ritalin), le anfetamine (Adderal), le destoanfetamine (Dextrostat, Dexedrine) e l’atomoxetina (Strattera). Questi farmaci permettono di mantenere livelli di attenzione, di iperattività e impulsività adeguati.

Il trattamento farmacologico deve essere associato ad un percorso psicoterapeutico per ottenere dei miglioramenti a lungo termine. La terapia consigliata in questi casi è la terapia cognitivo-comportamentale, la quale aiuta il bambino e i genitori a raggiungere una piena consapevolezza del disturbo e fornisce loro un supporto nella gestione dei comportamenti problematici.

Gli interventi psico-educativi devono essere diretti alla famiglia, agli insegnanti del bambino e al bambino stesso. Sia il parent training che il teacher training hanno lo scopo di accrescere la conoscenza del disturbo e aiutare a sviluppare delle strategie che supportino il bambino nell’acquisizione delle abilità per autogestirsi.

  • ADHD Parent Training: promozione di un miglior clima emotivo famigliare, promozione di una comunicazione più efficace con il bambino, definizione dei limiti e delle regole da seguire
  • ADHD Teacher Training: consigli su una strutturazione dell’ambiente scolastico che tenga in considerazione i bisogni e le caratteristiche del bambino, strategie per gestire e modificare i comportamenti disfunzionali del bambino, strategie per migliorare le relazioni con i coetanei

L’intervento con il bambino invece mira a:

  • insegnare strategie che lo guidino in modo sistematico alla pianificazione del proprio comportamento nei diversi ambiti di vita e alla soluzione dei problemi
  • sviluppare capacità di autoregolazione e di monitorare le proprie azioni
  • incrementare le abilità sociali attraverso il rispetto delle regole, lo sviluppo di interazioni efficaci e il riconoscimento delle emozioni altrui



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