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Dentro la mente del reato: come la Riforma Cartabia trasforma la perizia psichiatrica in prova scientifica

Per anni, le perizie psichiatriche, volte ad accertare la capacità di intendere e di volere di un soggetto al momento del fatto, che venivano discusse in aula sono state solamente un terreno di grande scontro retorico ed emotivo, in cui i colpi di scena dell’ultimo minuto e le diagnosi astratte rischiavano di inquinare il verdetto.

In questo articolo si vuole isolare questo determinato e specifico frammento della Riforma Cartabia per poter esporre una rivoluzione silenziosa ma fondamentale, ovvero l’introduzione di regole che impongono la parità delle armi, il deposito anticipato e l’obbligo del nesso causale.

Da oggi accertare se un soggetto reo sia capace di intendere e di volere, al momento del fatto per cui si procede, non è più un’opinione clinica soggettiva, ma diviene una prova scientifica trasparente e quindi non più manipolabile.

La capacità di intendere e di volere e il nuovo paradigma della prova scientifica

Nello specifico accertamento della capacità di intendere e di volere (artt. 85, 88 e 89 c.p.) richiesto dal Magistrato, la Riforma Cartabia pone una profonda e precisa trasformazione verso il paradigma della prova scientifica d’alta precisione, superando le vecchie diagnosi meramente descrittive a favore di un rigoroso approccio funzionale.

La riforma, integrata dai nuovi criteri di sbarramento per l’accesso e la permanenza nell’Albo dei Periti (D.M. 109/2023), esige dallo psichiatra forense la dimostrazione empirica del nesso eziologico, cioè del preciso cortocircuito mentale che ha connesso la psicopatologia, estesa attualmente anche ai gravi disturbi di personalità e alle neurodivergenze, allo specifico reato al momento del fatto.

Il rigore metodologico nella perizia psichiatrica

Determinato rigore metodologico si traduce sul piano processuale nella fine delle richieste periziali generiche o dilatorie della difesa, vincolate attualmente ad un onere documentale clinico solido e aggiornato, e viene blindato dall’obbligo del deposito anticipato della relazione almeno sette giorni prima dell’udienza (art. 501 c.p.p.).

Una sinergia di tempi certi e di trasparenza dei dati grezzi modifica l’esame del perito in aula da scontro retorico a un effettivo e oggettivo contraddittorio scientifico.

I quattro doveri fondamentali del perito

In sintesi, alla luce della Riforma Cartabia, quando il magistrato nomina un perito per valutare la capacità di intendere e di volere, il professionista deve effettuare un percorso operativo rigidissimo, diviso in quattro doveri fondamentali:

  • Superare la carta e usare il portale, attraverso gli strumenti e le procedure previste per la gestione della documentazione peritale.
  • Dimostrare il nesso causale tra la condizione psicopatologica e il comportamento oggetto di valutazione al momento del fatto.
  • Effettuare un progetto reale circa la pericolosità sociale del soggetto, attraverso una valutazione fondata su elementi clinici e prognostici verificabili.
  • Rispettare il principio dei 7 giorni antecedenti l’udienza per il deposito dell’elaborato peritale.

PSICOLOGIA GIURIDICA E FORENSE

Autore

  • Dr.ssa Alessia Micoli 

    Dr.ssa Alessia Micoli 

    Qualifica:

    - Psicologa Forense Criminologa
    - Dottore di Ricerca in Medicina Legale e Scienze Forensi
    - Perito autorità giudiziaria
    - CTU Tribunale di Latina
    - CTP
    - Coordinatore Genitoriale
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