psicofarmaci

PSICOFARMACI

Il termine psicofarmaci sta ad indicare l’insieme di tutti quei principi attivi che agiscono a livello del sistema nervoso centrale, influenzando il rilascio di diversi tipi di neurotrasmettitori. Questi principi attivi vengono sfruttati per il trattamento di diverse patologie neurologiche e psichiatriche.




Esistono diverse classi di psicofarmaci, quelli sottoelencati sono le tipologie utilizzate con maggior frequenza:

ANSIOLITICI

Gli ansiolitici della classe delle benzodiazepine sono i cosiddetti tranquillanti. Questi farmaci servono ad abbassare i livelli d’ansia e sono i farmaci in assoluto più usati al mondo. Tuttavia le benzodiazepine provocano dipendenza fisica e psicologica, assuefazione ( ovvero la necessità di aumentare la dose per sentirne gli effetti) e crisi di astinenza molto più di altre sostanze psicoattive.

Alcuni esempi sono: Valium, Xanax, Lexotan, Lorazepam, Diazepam, Ansiolin, Tavor, ecc..

SONNIFERI E IPNO-INDUCENTI

Sono dei farmaci che facilitano l’addormentamento. Anche in questo caso alcuni sono derivanti benzodiazepinici (come il Dalmadorm, Felison, Halcion, Minias, Roipnol…), mentre altri hanno una composizione diversa ma hanno lo stesso effetto sedativo (come il Nottem, Stilnox, Buspae…). Bisogna tenere in considerazione il fatto che anche queste sostanze, come ogni sostanza psicoattiva, provochino dipendenza, assuefazione e crisi di astinenza. Nonostante ciò i medici tendono a prescriverli con molta facilità.

Alcuni esempi sono: Dalmadorm, Felison, Roipnol, Halcion, Minias, Stilnox, ecc..

TRADIZIONALI ANTIDEPRESSIVI TRICICLICI (ADT)

Sono farmaci assai efficaci nel trattamento delle sindromi depressive e vengono largamente impiegati anche nella terapia del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, del Disturbo di Panico, dell’ Anoressia e della Bulimia.

La somministrazione è effettuata per via orale o endo-venosa e l’effetto antidepressivo di questi farmaci non si manifesta prima di 15-20 giorni (se viene osservato un miglioramento clinico nei primi giorni di terapia è da ritenersi conseguente ad un effetto placebo).

Il dosaggio terapeutico deve essere mantenuto per un periodo di 2-8 mesi dopo la remissione della sintomatologia. Una volta che questa viene ottenuta, le dosi potranno essere gradualmente ridotte. I farmaci triciclici non danno particolare dipendenza o assuefazione, ma il loro impiego prolungato può produrre importanti effetti collaterali (come ritenzione urinaria, secchezza delle fauci, disturbi visivi lievi specie dell’accomodazione, stitichezza, tachicardia, tremori, ecc…) e alterazioni e dei parametri ematici.

Alcuni esempi sono: Anafranil, Tofranil, Surmontil, Laroxyl, ecc..

ANTIDEPRESSIVI NON TRICICLICI (SSRI)

Sono i farmaci del gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (ovvero inibiscono, a livello dei recettori nervosi presinaptici, il riassorbimento della serotonina, tenendola quindi in azione più a lungo).

Questi antidepressivi presentano una notevole riduzione degli effetti collaterali rispetto ai triciclici (ADT), di conseguenza hanno un’indicazione all’impiego anche per quelle categorie di pazienti per i quali gli ADT sono sconsigliati o del tutto controindicati, come gli anziani o i cardiopatici.

Essi non sono comunque esenti da effetti collaterali come perdita dell’appetito, nausea, insonnia, effetti negativi sulla capacità orgasmica e sulla sfera sessuale (i quali sono uno dei principali fattori di interruzione della terapia), ecc…

Anche questi farmaci richiedono 15-20 giorni prima di manifestare un effetto clinico significativo.

Riguardo all’efficacia, nonostante numerosi studi indichino una potenza equiparabile a quella degli antidepressivi triciclici, per le terapie antidepressive e contro il disturbo ossessivo-compulsivo tali farmaci sono da considerarsi generalmente di seconda scelta rispetto agli ADT.

Alcuni esempi sono: Prozac, Zoloft, Sereupin, Seropram, Seroxat, Fevarin, Dumirox, ecc..)

ANTIDEPRESSIVI CON AZIONE NORADRENERGICA E NON SOLO

Questi antidepressivi hanno le stesse caratteristiche degli SSRI, con la differenza che questi agiscono su sistemi di neurotrasmissione differenti rispetto agli SSRI (ad es. quello noradrenergico).

Alcuni esempi sono: Efexor, cymbalta, xeristar, rameron, davedax, ecc..

STABILIZZATORI DELL’UMORE

Buona parte di queste molecole appartengono alla categoria dei farmaci anti-epilettici, ma trovano impiego anche come stabilizzatori del tono dell’umore.

Sono farmaci utilizzati nella terapia degli episodi maniacali e depressivi, quindi in particolar modo nel Disturbo bipolare.

Gli stabilizzatori dell’umore tuttavia non sono esclusivamente adoperati per questo disturbo, infatti trovano largo impiego anche in alcuni disturbi della personalità, in alcune forme ansiose di notevole gravità, in quadri di atrofia cerebrale (senile e non) in cui vi è notevole agitazione, ecc…

Alcuni esempi sono: Carbolithium, Depakin, Tegretol, Neurontin, Lyrica, ecc..



NEUROLETTICI TRADIZIONALI

Sono definiti anche farmaci antipsicotici e influenzano l’attività dei sistemi neurotrasmettitoriali dopaminergico, noradrenergico, serotoninergico, colinergico, gabaergico ed istaminergico. In particolare l’efficacia antipsicotica di tali composti è legata all’azione a livello del sistema dopaminergico.

Questi farmaci possono anche essere somministrati per via intramuscolare mediante iniezioni ogni 2,3,4 settimane grazie ad un meccanismo di cessione prolungata della molecola attiva e garantiscono un’azione prolungata del principio attivo.

I neurolettici tipici sono farmaci efficaci soprattutto nel trattamento dei sintomi positivi (es. deliri, allucinazioni, disturbi del comportamento..), mentre riguardo ai sintomi negativi non solo hanno scarsa efficacia, ma possono anche indurne il peggioramento nel tempo.

Gli effetti collaterali sono relativamente frequenti, si tratta di: parkinsonismo, distonia acuta, sindrome del coniglio, acatisia, stipsi, ritenzione urinaria, riduzione della libido e eiaculazione ritardata, aumento di peso, amenorrea, ecc…

Questi farmaci oggigiorno sono molto meno impiegati di un tempo e hanno lasciato spazio ai neurolettici atipici, i quali presentano un numero minore di effetti collaterali e un’azione più specifica.

Alcuni esempi sono: Haldol, Serenase, Largactil, Melleril, Nozinam, Championyl, ecc..

NEUROLETTICI ATIPICI DI NUOVA GENERAZIONE

Questi nuovi farmaci sono stati creati per evitare gli effetti collaterali tipici degli antipsicotici tradizionali, essi infatti hanno un’azione più specifica e selettiva sul sistema dopaminergico.

Gli antipsicotici atipici vengono impiegati nel trattamento a lungo termine della schizofrenia, nel trattamento di gravi casi di disturbo ossessivo-compulsivo, in caso di disturbo bipolare (come stabilizzanti del tono dell’umore) o in alcuni casi più gravi come aggiunta agli antidepressivi serotoninergici.

Alcuni esempi sono: Risperdal, Zyprexa, Belvion, Seroquel, Leponex, ecc..



PSICHIATRIA

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