WEBINAR GRATIS (no ECM): “LA GUERRA DEI MASCHI. IL CORPO E LA SOCIETA’ MASCHILE” Dialogo con Pietro BARBETTA

Ven 11 Marzo 2022, 10:00 – 11:00

Corpo è una parola che ha un gruppo di significati diversi, è polisemico. Può essere un insieme di materia, un gruppo di opere, un insieme di dottrine, un insieme di organi che definiscono un organismo. Tra i grandi mammiferi, a cui appartiene anche homo sapiens, come tra altre specie animali, il corpo è sessuato, dotato di organi differenti. In homo sapiens esistono diverse specificità. 

Homo sapiens diviene homo demens, homo necans, animale nomadico, animale stanziale. Le differenze tra gli organi rende la parte maschile dei corpi umani meno capace di accoglienza e flessibilità: le guerre sono sempre un fenomeno maschile. Anche se le donne vengono coinvolte come partecipanti, ma il più sovente come vittime.

Il corpo femminile viene spesso insieme al corpo infantile, si porta dietro i figli. Quelli nati, quelli che stanno per nascere e anche quelli che potenzialmente nasceranno. 

Le donne possiedono il locus dell’accoglienza dentro il proprio corpo, come sostengono la filosofa Luce Irigaray e la psicoanalista Julia Kristeva. I corpi maschili sono, in un certo senso, “troppo pieni”. Per giungere alla tenerezza, devono fare un “secondo giro”, passare per la socializzazione, l’educazione. Ma, come sostiene la psicologa Carol Gilligan, la socializzazione maschile, l’educazione primaria e secondaria impartita dagli adulti ai bambini insegna il contrario. Insegna la supremazia maschile, la supremazia bianca, la supremazia eterosessuale. Identifica la famiglia con la patria e fa credere che ci sia un dio che garantisca e voglia essere venerato attraverso il motto “Dio, Patria, Famiglia”. La disciplina, le discipline hanno la meglio rispetto al dissenso e alle differenze. 

Qual è dunque il ruolo delle psicologhe e degli psicologi con i corpi maschili? Come accogliere questa sofferenza che si esprime attraverso le guerre? Come trasformare la rabbia delle immagini verso il corpo del dittatore che cavalca un destriero a torso nudo, evocando i fasti dell’uomo crudele e sanguinario? Che sia un politico potente, un maschio picchiatore, uno squadrista, che cosa caratterizza questo soggetto maschile? È possibile fare un lavoro di cura con lui? In che modo, con che tempi e con quali speranze? Ci serve, come psicologi, anche in questi tempi oscuri, mantenere il “principio di speranza”, l’opera scritta dal filosofo Ernst Bloch tra il 1938 e il 1947? 

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