TRANSFERT E CONTROTRANSFERT

Il termine TRASLAZIONE indica la relazione emotiva che caratterizza la relazione del paziente verso il terapeuta. In senso specifico, indica il trasferimento sulla persona del terapeuta delle rappresentazioni inconsce proprie del paziente (non sono caratteristiche reali, bensì i vissuti che il paziente provava un tempo verso quella persona).

Il transfert del terapeuta sul paziente è il CONTROTRANSFERT o CONTROTRASLAZIONE

La traslazione (transfert) è sempre una condotta, caratteristica dei nevrotici, che reitera atteggiamenti ed affetti infantili che si riferiscono o che sono coesistiti nel periodo edipico e quindi orientati verso i genitori e che sono definiti dai rapporti con le figure parentali.

La psicoterapia non “crea” il transfert ma lo mette in evidenza, lo amplifica. La traslazione dimostra, infatti, che il paziente non si è ancora liberato degli aspetti infantili della propria personalità, in altre parole della propria infanzia.

Nel transfert il passato si ripete nel presente. Nella vita adulta di ogni individuo persistono schemi infantili di comportamento, di organizzazione mentale; l’esempio più convincente di ciò è il transfert, nel quale il paziente vive il medico come una figura significativa del proprio passato. Tutte le qualità di quella figura saranno attribuite al terapeuta ed i sentimenti associati a quella persona saranno vissuti allo stesso modo nei confronti del terapeuta. In questo senso il terapeuta diviene una figura compensatoria di oggetti passati; attraverso la relazione con lui il paziente può modificare le caratteristiche di relazioni precedenti. (l’inconscio non ha tempo: il passato, in quanto condiziona il presente, è presente)

Compito del terapeuta è di riconoscere, decifrare, la diffusione dei fenomeni transferali e di rendersi conto che i problemi relazionali dei quali il paziente si lamenta si manifesteranno prima o poi anche nella relazione terapeutica. Ciò che è unico nella relazione terapeutica non è tanto il transfert, quanto il fatto che esso sia considerato materiale terapeutico che va compreso, studiato ed analizzato. Il terapeuta non deve reagire al transfert con le stesse azioni di chiunque altro (se è attaccato, offeso, respinto il paziente non viene rifiutato con le stesse modalità che potevano essere utilizzate in altre situazioni, ma al contrario il terapeuta cerca di determinare e stabilire quale relazione del passato sia ripetuta nel presente).

Per Ferenczi la traslazione è una particolare forma di spostamento sulla figura dello psicoterapeuta che si manifesta attraverso tre processi: 1) introiezione 2) proiezione 3) identificazione

Il transfert può essere definito come una difesa ed è un fenomeno generalizzato, che si verifica anche in situazioni normali. La caratteristica affettiva del transfert è quella dell’ambivalenza.

Altri autori (Greenson, Winnicot…) rivedono il concetto di transfert, a partire dagli studi di A. Freud, sottolineando che il transfert è considerabile come

  • manifestazione nel transfert degli impulsi libidici infantili
  • transfert come difesa rispetto a questi impulsi e materiale rimosso
  • transfert come acting-out che libera gli impulsi dalle difese.

La traslazione viene definita comeun tipo di rapporto oggettuale che consiste nella riedizione di un rapporto oggettuale passato

Nella psicoterapia il soggetto viene posto in una situazione regressiva; ciò fa si che il rapporto di traslazione divenga il fattore più importante della psicoterapia, tanto da arrivare, attraverso la nevrosi da traslazione, a sostituire con questa la nevrosi originaria. La persona instaura un rapporto terapeutico e genera una nevrosi da traslazione, attuando una “sostituzione” che permette di far accentuare ancor più le manifestazioni regressive infantili, riattivandole nel presente della situazione terapeutica. Attraverso l’interpretazione si arriva alla soluzione e dissoluzione del transfert

In psicoterapia breve non è necessario che si instauri la nevosi di traslazione.

Il transfert può essere definito dalla tonalità affettiva di fondo (positiva o negativa) o secondo l’intensità delle emozioni o secondo le caratteristiche di questa riedizione.

Il sesso, la formazione, la capacità di valutazione, atteggiamento, empatia del terapeuta giocano a favore di un tipo di traslazione o un altro.

Il transfert è una relazione oggettuale esaltata nella relazione terapeutica, a causa della regressione.

Il paziente tenta di coprirsi attraverso resistenze e difese che sono tipiche della nevrosi. Attraverso l’interpretazione si arriverà a comprendere la reale oggettivazione del rapporto genitoriale.

La facilità con cui il paziente proietta sul terapeuta, fa si che questi sia parzialmente vulnerabile. È per questo che viene evitato qualsiasi contatto tra i due extraterapia.

Il processo traslativo (transfert e controtransfert) può essere analizzato su più dimensioni:

  • il transfert del paziente sul terapeuta
  • la risposta controtraslativa del terapeuta al transfert del paziente
  • il transfert del paziente sul terapeuta in quanto tale (sentimenti attuali)
  • il transfert del terapeuta sul paziente in quanto tale (sentimenti attuali)
  • risposta controtraslativa del paziente al controtransfert del terapeuta.

Alcuni autori definiscono il controtransfert la complessità dei vissuti emotivi, suscitati dalla traslazione del paziente nel terapeuta e costituisce uno strumento terapeutico essenziale per la comprensione e comunicazione del paziente così pure per l’orientamento delle proprie risposte emotive; nell’accezione più specifica si riferisce alle reazioni inconsce che il transfert del paziente induce nell’analista.

Lagache ritiene che transfert e controtransfert non riprodurrebbero processi propri del paziente e dello psicoterapeuta ma sia l’uno sia l’altro andrebbero incontro al transfert e controtransfert intendendo con quest’ultimo la reazione al transfert dell’altro.

Sul significato del controtransfert e del suo uso esistono pareri discordi secondo le correnti teoriche e della modalità terapeutica utilizzata. Freud ne parla a partire dal 1910. Troviamo descritto in “Le prospettive future della teoria psicoanalitica”: ”Abbiamo acquisito la consapevolezza della controtraslazione che insorge nel medico per l’influsso del paziente sui suoi sentimenti inconsci e non siamo lungi dal pretendere che il medico debba riconoscere in sé questa controtraslazione e padroneggiarla. Da quando è aumentato il numero di persone che esercita la psicoanalisi e si comunicano reciprocamente le proprie esperienze abbiamo notato che ogni psicoterapeuta prosegue esattamente fin dove glie lo consentono i suoi complessi e le sue resistenze interne e pretendiamo che egli inizi la sua attività con un’autoanalisi e la approfondisca continuamente mentre compie le sue esperienze sui pazienti, Chi non riesce a concludere nulla in questa autoanalisi può abbandonare l’idea di essere capace di interpretare un trattamento analitico sui malati”.

Ci sono alcuni segnali che indicano l’instaurarsi di un controtransfert

  • reazioni emotive nei confronti del paziente intense (sessuali ecc.)
  • sogni frequenti con i pazienti
  • lapsus verbali o perdita di chiarezza nella terapia
  • dimenticarsi del paziente
  • sbagliare nel fissare le sedute
  • eccessiva disponibilità verso il paziente
  • eccessiva rigidità
  • reazioni psicosomatiche e vasomotorie
  • sentimenti di colpa nei confronti del paziente (ad es. seduta più lunga)
  • rinviare la presa in carico di una persona, nonostante non ci siano motivi tecnici
  • ritardare l’analisi dei contenuti nonostante ci siano le condizioni favorevoli
  • processi di evitamento (distacco emotivo…)
  • eccessivo interesse per alcune tematiche del paziente (processo identificativo o proiettivo del terapeuta sul paziente)
  • noia (per distanziarsi dal paziente)
  • paura del silenzio (dovuta a paura di abbandono o ad insicurezza)
  • problematiche rispetto all’onorario (flessibilità eccessiva nei pagamenti ecc.)
  • assenza di sentimenti (freddezza, esasperata neutralità)
  • esagerata simpatia
  • eccessiva interpretazione
  • distorsione della percezione temporale

NATURA DEL TRANSFERT

FREUD

Freud elaborò gradualmente la nozione di transfert partendo da quella di SPOSTAMENTO, poiché nel transfert il soggetto sposta sul terapeuta i propri conflitti intrasoggettivi, che a loro volta sono residui delle relazioni intersoggettive reali o fantasmatiche che il paziente ha vissuto nella infanzia.

Per Freud il Transfert costituisce una resistenza ed una manifestazione della coazione a ripetere (attribuire le caratteristiche delle figure parentali allo psicoterapeuta e rivivere le situazioni del passato attualizzando i sentimenti del passato). Non necessariamente si fa riferimento ai genitori ma a persone significative (atemporalità dell’inconscio)

Individuando questi significati del transfert Freud è passato da una teoria originaria di transfert come sintomo che disturbava la relazione terapeutica frapponendosi tra paziente e psicoterapeuta ad una concezione più approfondita; senza smentire la prima ne coglie gli aspetti positivi ai fini terapeutici: “…La traslazione che nella sua forma positiva o negativa si pone al servizio della resistenza, si trasforma nelle mani dello psicoterapeuta nel più potente ausilio del trattamento e sostiene nella dinamica del processo di guarigione una parte cui non sarà dato mai troppo rilievo” (Saggio “Due voci d’enciclopedia”,  1922)

“È normalissimo e comprensibile che l’investimento libidico parzialmente soddisfatto, tenuto in serbo con grande aspettativa dal soggetto, si rivolga anche alla persona del medico; in conformità con le premesse, questo investimento si atterrà a certi modelli, procederà da uno dei cliché esistenti nel soggetti, oppure inserirà il medico in una delle serie psichiche che il paziente ha formato sino a quel momento. Se, l’imago fraterna diventa il fattore dominante di questo inserimento, il risultato corrisponderà ai rapporti reali del soggetto con il medico, ma la traslazione non è legata necessariamente a questo modello, in quanto può effettuarsi anche secondo l’imago materna, fraterna, ecc.”

Può essere positivo o negativo e la distinzione è fatta in base alla qualità dei sentimenti (affettuosi/ostili) riproducendo la componente positiva e negativa dell’Edipo.

Poiché la traslazione riproduce la relazione con i genitori, ne assume anche l’ambivalenza; l’atteggiamento positivo verso l’analista è facile che si converta in un atteggiamento negativo ed ostile. Ciò rappresenta una ripetizione del passato.

L’arrendevolezza verso il padre, il tentativo di accattivarsi il suo favore era radicato in un desiderio erotico a lui diretto e prima o poi questa pretesa si manifesterà nella traslazione reclamando una soddisfazione. Nella psicoterapia questo desiderio dovrà essere frustrato, il paziente imparerà così a rinunciare alla soddisfazione del desiderio (accettazione della castrazione).

Il carattere positivo e negativo si riferisce alla qualità dell’affetto (amore/rabbia) e non all’esito favorevole o sfavorevole del transfert nella cura.

Lagache osserva che il transfert di sentimenti positivi può avere effetti negativi, così come la manifestazione di sentimenti negativi può costituire un progresso definitivo.

C. G. JUNG

Jung interpreta il transfert in modo più ampio; inscrive il transfert nel fenomeno della proiezione che “ ha la sua radice in un inconscio attivato che ha bisogno di esprimersi…Un forte transfert di natura violenta corrisponde ad un contenuto scottante, racchiude qualcosa d’importante che ha un elevato valore per il paziente. Nella misura in cui ciò viene proiettato l’analista sembra incarnare questa cosa così preziosa ed importante. Non può introdurre alcun mutamento in quest’infelice situazione, ma è costretto a “restituire” questo valore al paziente, e l’analisi non è conclusa finché il paziente non ha ripristinato il tesoro; se quindi il paziente proietta su qualcuno il “complesso del redentore” occorre restituirgli qualcosa che non sia da meno di un “redentore”, qualsiasi cosa ciò possa essere”.

Jung usa il termine complesso =insieme strutturato e attivo di rappresentazioni, pensieri e ricordi in parte o del tutto inconsci dotati di una forte carica affettiva. Il termine fu introdotto nella psicologia analitica d Jung anche se già usato da Freud in “studi sull’isteria” (lo stesso Freud riconosce che il termine è dovuto alla scuola di Zurigo di Bleuler e Jung).

Le proiezioni di natura archetipica sono particolarmente difficili per l’analista. Il pericolo dell’analisi consiste nel fatto di lasciarsi “contagiare” dalle proiezioni transferali, soprattutto da quelle di natura archetipica (più profonde, collettive) (“Psicologia analitica”, 1925 C.G.Jung)

Jung sottolinea:

  • il motivo della restituzione del contenuto trasferito sull’analista è che può essere particolarmente significativo nell’economia psichica del paziente
  • “contagio” che consente di iscrivere il fenomeno del transfert nel contesto più ampio della mentalità primitiva, che rappresenta per Jung un modello in cui è possibile leggere il modo in cui si articolano i processi inconsci.

Jung sostiene che il transfert non possiede una natura sessuale e non esprime necessariamente i rapporti edipici già vissuti ma può essere l’espressione di tendenze psichiche che chiedono di essere attualizzate. Per Jung può essere proiettata ogni cosa ed il transfert erotico è solo una delle possibilità di proiezione; nell’inconscio vi sono molti altri contenuti, di natura altamente emotiva, suscettibili di proiezione ugualmente alla sessualità. Tutti i contenuti attivati dall’inconscio hanno la tendenza a comparire nella proiezione.

Riguardo alla intensità del transfert ed alla dinamica che presiede la sua attivazione e rientro, Jung scrive che l’intensità della relazione transferale corrisponde all’importanza dei suoi contenuti (in un transfert eccezionalmente intenso si può essere sicuri che i contenuti, una volta individuati e resi consci, saranno per il paziente tanto importanti quanto lo era il transfert).

Quando il transfert viene a cessare non si dissolve, ma la sua intensità o un quantitativo corrispondente di energia apparirà in altro luogo, in una relazione non più interna alla terapia, o in qualsiasi altra importante forma psicologica. Con il dissolversi del transfert tutta l’emozione proiettata dal paziente sull’analista ritorna al soggetto.

M. KLEIN

Secondo M. Klein nel transfert si manifestano non tanto le relazioni edipiche, quanto le relazioni oggettuali che il bambino ha sperimentato nei primi anni di vita e che possono essere, anche se non ricordate, ricostruite a partire dalle relazioni di transfert del paziente. Il paziente è portato a far fronte ai conflitti ed angosce che prova nei confronti dello psicoterapeuta avvalendosi degli stessi sistemi usati in passato. Il transfert è “rivelatore” dei rapporti oggettuali.

FAIRBAIN, il cui pensiero è un’evoluzione della teoria delle relazioni oggettuali, ha dato un ulteriore contributo teorico alla elaborazione di questa teoria. La sua revisione del modello freudiano lo avvicina a M. Klein, Sullivan, Winnicot che pongono in luce l’importanza degli oggetti interni (persecutori o rassicuranti) nella strutturazione della personalità.

BALINT oltre a raccomandare l’interpretazione del transfert del paziente in termini di relazioni oggettuali, ipotizza la possibilità di cogliere nell’evoluzione del transfert la successione genetica delle fasi attraverso cui il paziente è passato nel corso del suo primo sviluppo.

IL CONTROTRANSFERT

Per Freud il controtransfert costituisce un ostacolo al progredire della terapia perché invalida quell’atteggiamento d’impassibilità e distacco emotivo che Freud raccomanda mediante la “regola dello specchio (il medico deve essere opaco per il paziente e mostrargli, come uno specchio, solo ciò che gli è mostrato, altrimenti i sentimenti, le resistenze, i conflitti interiori dell’analista influiscono negativamente sulla terapia, alterandone l’andamento, come nel caso di una forte aggressività inconscia o di profondi sensi di colpa che possono causare atteggiamenti di eccessiva mediazione o sollecitazione terapeutica, o impedire all’analista di cogliere determinate resistenze del paziente. Lo stesso dicasi a proposito del bisogno inconscio di gratificazione narcisistica che può produrre nell’analista un’esagerata ambizione terapeutica accompagnata da ostilità nei confronti di pazienti che non progrediscono nella cura).

C.G. JUNG

Jung parte dal concetto che il trattamento sia in primo luogo una relazione tra due persone, e ritiene perciò il controtransfert non solo ineliminabile, ma indispensabile alla terapia stessa come strumento di conoscenza e di partecipazione; sostiene che “non giova affatto a chi cura difendersi dall’influsso del paziente avvolgendosi in una nube d’autorità paternalistico-professionale; così facendo egli rinuncia a servirsi di uno strumento essenziale di conoscenza. Il paziente esercita lo stesso inconsciamente la propria influenza su di noi e provoca mutamenti nel nostro inconscio; questi perturbamenti psichici (“lesioni professionali”) sono ben noti a tanti psicoterapeuti ed illustrano clamorosamente l’influenza quasi chimica del paziente. Una delle manifestazioni più note di questo genere è il controtransfert indotto nel terapeuta dal paziente. Sono anche presenti e frequenti effetti di natura assai più sottile; a darne un’idea può servire l’antica concezione del “demone della malattia” cioè la malattia può essere trasmessa ad una persona sana che grazie alla sua salute sottometterà il demone senza pregiudicare però il proprio benessere.

Nel rapporto tra terapeuta e paziente esistono fattori irrazionali che operano una reciproca trasformazione alla quale la personalità più forte, più stabile dà il colpo decisivo; ho però assistito a molti casi in cui il paziente ha assimilato il terapeuta nonostante tutte le sue teorie ed i suoi interessi professionali, ed il più delle volte, anche se non sempre, a svantaggio di quest’ultimo” (Jung : “I problemi della psicoterapia moderna” 1929)

Il controtransfert per Jung non va respinto, ma accolto e controllato perché è alla base di quella reciprocità trasformativa che conferisce alla relazione quell’aspetto dinamico che le è proprio, dove in azione non è solo l’Io del paziente e l’Io dell’analista, ma anche l’inconscio del paziente e l’inconscio dell’analista, la cui comunicazione costituisce l’elemento più autenticamente analitico.

M. KLEIN

La Klein assimila la relazione dell’analista verso il paziente ad un contenitore materno dove il paziente, al pari del bambino, può modificare il suo modo di leggere l’esperienza, introiettando le modalità con cui è stato trattato. La scuola Kleiniana (con Joseph) giunge a considerare il controtransfert lo strumento privilegiato per comprendere la natura della relazione instaurata. “Molto di ciò che sappiamo del transfert proviene dalla nostra comprensione di come il paziente agisca su di noi per le più svariate ragioni; 1) di come i pazienti cerchino di attirarci nel loro sistema difensivo 2) di come agiscano inconsciamente con noi nel transfert cercando di farci agire con loro 3) di come trasmettano aspetti del loro mondo interno, costruito nell’infanzia e poi elaborato nella fanciullezza e nell’età adulta, esperienze che spesso non trovano espressione in parole e che noi possiamo captare solo a partire dai sentimenti che sorgono in noi attraverso il controtransfert.” (M. Klein “Le origini della traslazione” in Scritti 1921-58).