DISTURBI DELLA VOLONTA’

psichiatria

Si può definire la volontà come uno stato di tensione psichica che tende ad impegnare, orientare e dirigere il corso della vita psichica.

Nell’accezione più classica con volontà si intende la forma riflessa e pienamente cosciente dell’attività, capace di rappresentarsi i suoi fini ed i mezzi adeguati per raggiungerli.

  • Abulia

In questa alterazione vi è un’inibizione della volontà; il soggetto è incapace di prendere una decisione in merito a circostanze anche banali oppure attuare una decisione presa.

Tale stato può quindi derivare de un’eccessiva esitazione sulla scelta, non giustificata dalle circostanze, per cui si esita anche per decisioni insignificanti, oppure vi è una normale scelta dell’atto ma impotenza ed incapacità ad attuare la decisione presa.

Si ritrova nella depressione, nelle forme ossessivo-compulsive e nelle fasi iniziali della schizofrenia.

  • Impulsività

Si manifesta con azioni improvvise, tumultuose, disinibite ed apparentemente afinalistiche.

In preda ad una spinta insopprimibile, non mediata né dalla riflessione né dalla ponderazione, il paziente compie atti ed azioni che possono arrecare danno a sé stesso, come autolesionismo od atti suicidari, oppure agli altri come percosse violenze fino all’omicidio.

Queste azioni sono spesso senza scopo, direzione, come una scarica vera e propria. È un disturbo tipico della schizofrenia e delle psicosi epilettiche.

La psicanalisi colloca alcune forme impulsive quali la piromania, la dipsomania etc. tra le nevrosi impulsive.

  • Aumento dell’attività motoria

Va dall’irrequietezza all’eccitamento fino al furore pantoclastico.

  • Rallentamento psicomotorio

Tipico degli stati depressivi e di alcune forme confusionali si manifesta con un rallentamento generale dell’attività motoria a cui si associano alterazioni della mimica e dell’eloquio, che nel suo svolgersi appare lento strascicato e difficoltoso.

  • Arresto psicomotorio

È il grado estremo di inibizione dell’attività motoria e viene anche chiamato stupor. Il paziente non reagisce ad alcuno stimolo, è mutacico, indifferente a quanto accade attorno a lui, giace immobile conservando però una piena lucidità di coscienza.

Si distingue uno stupor catatonico, uno depressivo ed uno emotivo.

  • Stereotipie

Consistono nella ripetizione continua di frammenti di attività motoria ed espressione verbale e grafica che possiedono gli stessi aspetti fenomenici per lunghi periodi di tempo. Possono riguardare atteggiamenti, posizioni, azioni come ad esempio il dondolare il capo, l’andare sempre avanti ed indietro in spazi circoscritti; oppure espressioni verbali quali parole o frasi che il paziente intercala.

  • Manierismi

Si tratta di modalità di espressione motoria eccentriche, affettate, artificiose, strane, che rappresentano la caricatura di normali atteggiamenti. Il soggetto compie smorfie nel parlare, corruga la fronte o arriccia il naso, nello scrivere si manifesta con micrografia o tipici ghirigori.

  • Negativismo

Può essere attivo o passivo: nel primo caso il soggetto compie azioni contrarie a quelle richieste, nel secondo caso vi è una opposizione e resistenza a qualsiasi atto richiesto dall’esterno o motivato da bisogni esterni nonostante vi sia l’esigenza logica di compierlo. A ciò si accompagna il mutacismo che l’ostinato rifiuto a rispondere a qualsiasi domanda.

  • Automatismo

Tale disturbo è l’opposto del negativismo e consiste nell’esecuzione passiva e pedissequa di comandi e suggerimenti anche banali ed illogici.

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