DISTURBI DELLA PERCEZIONE

Si intende per percezione un’attività psichica complessa deputata ad integrare le sensazioni attuali elaborate dagli organi di senso con l’esperienza appresa. Permette cioè la strutturazione, la selezione, l’organizzazione ed il riconoscimento dei dati, e quindi della realtà, operando in parte in maniera recettiva, in parte in maniera costruttiva, e strutturando il tutto sulla base dell’esperienza.

La percezione come processo è ricca di una sua complessità interna: infatti partecipa tanto al mondo degli oggetti esterni e quindi della realtà, quanto al mondo interno soggettivo.

Come momento conoscitivo è indispensabile che la percezione sia sostenuta da un corretto rapporto con la realtà, in cui il soggetto abbia la capacità di identificare l’oggetto e nello stesso tempo di diversificarlo da sé. Tale concetto, la diversificazione da sé, implica il riconoscimento e l’individuazione di sé e quindi la capacità di percepire correttamente è legata intimamente alla sensazione dei limiti e dei confini di sé.

Si intende per percezione anche il prodotto di questa funzione, cioè ciò che viene percepito, che altro non sarebbe che l’oggettivazione soggettiva della realtà fisica; in questo secondo momento, prettamente psicologico, intervengono nella struttura e definizione delle percezioni alte funzioni psichiche quali l’apprendimento, la memoria, le rappresentazioni, l’aspettativa, l’affettività e l’attenzione.

Jaspers teneva distinta la percezione dalla rappresentazione, intendendo per quest’ultima la riattivazione di percezioni passate in assenza degli stimoli sensoriali che le avevano evocate.

Le rappresentazioni quindi non sono legate a percezioni sensoriali né hanno il carattere di oggettività e di proiezione spaziale: costituiscono la realtà soggettiva “percepita” con la “visione interna”.

PERCEZIONIRAPPRESENTAZIONI
Hanno carattere di oggettività e di concretezzaHanno carattere di soggettività e di immagine
Appaiono nello spazio soggettivo esternoSi collocano nello spazio interno
Hanno contorni precisi e stanno davanti in ogni loro dettaglioSono imprecise, incomplete, vaghe e fugaci
Sono costanti e possono essere mantenute facilmente all’interno dello spazio percettivoSi sparpagliano, sono fugaci e debbono continuamente essere rievocate
Sono indipendenti dalla volontà, non possono essere né suscitate né modificate a piacimento; ad esse è legato un sentimento di passivitàDipendono dalle volontà e possono essere create e modificate a piacimento; ad esse è legato un sentimento di attività

I disturbi della percezione possono essere vari e complessi, in quanto possono riguardare solo alcune caratteristiche dell’oggetto percepito oppure modificare più o meno le caratteristiche reali dell’oggetto, fino a giungere alla creazione di percezioni senza che vi sia alcun oggetto che giustifichi ciò.

Inoltre i disturbi della percezione sono più o meno intimamente legati al funzionamento globale dello psichismo, e da ciò consegue la conservazione o meno del giudizio di realtà e di capacità di critica, che porta, ai gradi estremi, alla completa convinzione di realtà del soggetto nei confronti del disturbo percettivo.

  • ILLUSIONI

Si distinguono dalle allucinazioni (percezioni senza oggetto) in quanto falsificazioni, distorsioni della percezione di un oggetto reale.

Jaspers definisce le illusioni come “tutte quelle percezioni che derivano da una distorsione di una percezione reale ed in cui stimoli sensoriali si integrano con stati psicologici soggettivi in un’unità in cui non è più possibile distinguere gli stimoli reali da quelli riprodotti”.

Caratteristica peculiare delle illusioni è quella per cui il soggetto che le esperisce mantiene integro il giudizio di realtà, per cui vengono subito criticate e giudicate dal soggetto come un “errore sensoriale”.

Possono consistere in una:

  • percezione erronea di qualità sensoriale (illusione ottica, movimento e grandezza apparente degli oggetti)
  • percezione erronea della identificazione o del senso delle figure percettive (Gestalten) (ad es. credere di riconoscere una figura in una macchia sul muro)

Questa deformazione su base immaginativa della percazione può a volte divenire così ricca e precisa da venire considerata paraeidolia.

  • Illusioni olotimiche o affettive

In questo caso ha un’importanza fondamentale, nel processo dispercettivo, sia l’aspettativa che le condizioni emozionali di base del soggetto; la comparsa del fenomeno illusionale è facilitata dalla minor strutturazione del dato percettivo reale. Classici esempi sono il sentire una voce nel crepitio del fuoco o nell’ululare del vento; classico esempio invece di come uno stato emotivo influenza tale dispercezione è quello di colui che identifica tra la folla, errando, il volto di una persona che sta attendendo con ansia, oppure riconoscere tra la folla una persona per il soggetto significativamente importante, che è deceduta.

Tutte queste percezioni vengono criticate dal soggetto come erronee.

Tali disturbi percettivi sono presenti sia nella normalità che nella patologia, acquisendo, nella patologia, delle caratteristiche deliranti, per cui tali dispercezioni sono credute fermamente reali dal soggetto che è incapace di criticarle, portando così ad un’alterazione del giudizio di realtà.

  • ALLUCINAZIONI PSICHICHE O PSEUDOALLUCINAZIONI

Certe allucinazioni sono sprovviste degli attributi completi della percezione sensoriale, possedendo conseguentemente una notevole componente rappresentativa o psichica. Questi pazienti non oggettivano nel mondo esterno le proprie allucinazioni ma le esperimentano come fenomeni psichici strani e particolari.

Si tratta di fenomeni dispercettivi aventi le caratteristiche delle allucinazioni, ma che si localizzano nello “spazio interno” del soggetto (la testa o altra parte del corpo), e si associano di norma ad un corretto giudizio di realtà per cui il soggetto che li esperisce li vive come fenomeni che per quanto intrisi di stranezza, non sono in rapporto con la realtà circostante.

Questi fenomeni allucinatori sono quindi caratterizzati per la propria oggettività psichica, pur mancandogli una oggettività spaziale. Mancando a questi fenomeni le caratteristiche di sensorialità che definiscono le allucinazioni sensoriali sono definiti pseudoallucinazioni .

Anche queste manifestazioni sembrano essere in rapporto a modificazioni aspecifiche del tono affettivo di base oltre che a situazioni particolari che fanno riemergere ricordi a forte carica emotiva.

Si ritrovano in situazioni di normalità ed in numerose situazioni psicopatologiche, per questo non hanno un valore diagnostico aspecifico; lo cominciano ad assumere quando acquisiscono le caratteristiche deliranti per cui non vengono più riconosciute abnormi dal soggetto che le esperisce, ma cominciano a possedere una loro realtà “interna”.

Si distinguono:

Allucinazioni psichiche o pseudoallucinazioni ( visive, immagini mentali involontarie, rappresentazioni mentali di scene, immaginazioni intense ed estremamente vivide)

Pseudoallucinazioni acustico-verbali

Sono queste le vere allucinazioni psichiche, nella misura in cui è il pensiero del soggetto che prende un carattere allucinatorio ed in cui questo pensiero è essenzialmente ideoverbale. Si tratta in genere di voci interiori, mormorii intrapsichici, trasmissione del pensiero, eco e lettura del pensiero.

Allucinazione psicomotoria verbale

Si tratta di allucinazioni del linguaggio interiore, sia che nascano dalla stessa articolazione delle parole, sia che accompagnino la nascente formulazione delle parole nel pensiero.

  • ALLUCINOSI

A differenza delle illusioni e delle pseudoallucinazioni l’allucinosi ha quasi sempre un significato patologico. Infatti in questo disturbo è presente una percezione senza oggetto avente i caratteri dell’esteriorità, cioè è percepita nello spazio esterno, il soggetto ne percepisce la falsità ed enormità, vi è la possibilità che venga criticata, anche se vi è una forma particolare di certezza soggettiva pur se messa in discussione dal soggetto stesso. Interessa di norma le percezioni uditive e visive; nell’allucinosi il soggetto esperimenta fenomeni dispercettivi che si svolgono davanti a lui come in un film di cui è spettatore e non protagonista come nelle allucinazioni.

Tale fenomeno è sempre legato a cause organiche come ad es. epilessia temporale o lesioni del tronco encefalico.

  • ALLUCINAZIONI PSICOSENSORIALI

Questo è il disturbo dispercettivo che ha maggiore rilevanza clinica per due motivi:

  • ha sempre, tranne casi rarissimi, significato patologico
  • è tra le alterazioni psichiatriche che si rilevano in maniera meno ambigua.

Le allucinazioni sono state definite da Esquirol “percezioni senza oggetto”; il soggetto percepisce voci, parole, oggetti, sensazioni fisiche od altro, che sono assolutamente inesistenti, con caratteri di concretezza, di spazialità sensoriale, di obiettività vivendoli come reali.

In quanto percezione senza oggetto si tratta di un fenomeno sensoriale, cioèdeve possedere tutti gli attributi della sensorialità e della oggettività per cui la percezione si distingue dalla immaginazione, e deve prodursi senza lo stimolo che normalmente provoca la percezione.

Le caratteristiche delle allucinazioni sono:

  • Falsità dell’esperienza: ciò è facilmente rilevabile da un osservatore esterno in quanto trattandosi di percezioni vi è una completa assenza dell’oggetto percepito.
  • Esteriorizzazione l’allucinazione per essere tale deve essere posta nello spazio esterno al soggetto dando alla stessa un carattere di realtà esterna con un’assoluta certezza soggettiva del paziente nei confronti del fenomeno dispercettivo.
  • Impossibilità di correzione o modificazione del giudizio: il paziente vive l’esperienza allucinatoria come una realtà assoluta, incontrovertibile ed indiscutibile. Non può essere convinto da niente e da nessuno dell’assurdità del fenomeno dispercettivo che non cede né alla critica né alla logica né ad alcuna altra prova

E’ possibili distinguere:

  • Allucinazioni visive

Elementari (ombre, luci, colori)

Complesse (figure, scene, oggetti)

Possono consistere in immagini immobili o in movimento, di grandezza naturale o deformata.

Le zoopsie hanno un valore semiologico particolare (delirio alcolico)

A volte le immagini hanno un carattere artificiale (appiccicate alla superficie degli oggetti, sulle pareti, ecc.) altre volte invece presentano un prospettiva, una spazialità tridimensionale. Spesso sono colorate ed accompagnate da una tonalità affettiva euforica ed esaltante (visioni mistiche e stati estatici) o appassionata (visioni erotiche).

La caratteristica principale delle allucinazioni visive è il suo sviluppo scenico analogo a quello del sogno (onirismo), in particolare nel caso delle confusioni e dei deliri tossici.

  • Allucinazioni acustiche

A volte consistono in suoni più o meno fori; più frequentemente si tratta di allucinazioni acustico-verbali (voci).

Queste voci sono chiaramente localizzate nello spazio e possiedono nitidezza e chiarezza di timbro. Talvolta parlano in seconda persona (schizofrenia), altre volte conversano tra loro, parlando del soggetto in terza persona (delirio alcolico); possono anche insultare ed ingiuriare, comunicare informazioni deliranti, ripetere il pensiero (eco del pensiero) o descrivere tutto ciò che i l soggetto allucinato fa (enunciazione e commento degli atti). La disposizione all’ascolto, i mezzi di protezione (ad es. cotone negli orecchi) le risposte furtive, i monologhi, le distrazioni improvvise, sono segni del comportamento che rivelano questi sintomi spesso celati.

  • Allucinazioni olfattive e gustative

Hanno spesso una caratteristica tonalità affettiva  e si incontrano frequentemente negli stati confusionali o crepuscolari della coscienza. E’ raro che si presentino isolate; solitamente sono associate ad allucinazioni cenestesiche ed in particolare ad allucinazioni genitali

  • Allucinazioni tattili

Interessano il tatto attivo e la sensibilità cutaneo-tattile (bruciature, pizzicotti, sensazione di freddo ed umidità, di movimento).

Possono essere discontinue (intossicazioni di cocaina) o continue (ad es. nel delirio alcolico, in cui l’allucinato si sente avviluppato da una rete o da fili).

  • Allucinazioni cenestesiche e dello schema corporeo

Si tratta di allucinazioni della sensibilità generale ed interna (propriocettiva ed enterocettiva).

In certi casi si tratta di allucinazioni cenestesiche generali, che danno luogo ad una sindrome di depersonalizzazione (trasformazioni corporali), percezione di una possessione diabolica del corpo nella sua totalità. Altre volte si tratta di allucinazioni cenestesiche parziali e speciali, come per esempio le allucinazioni della sensibilità viscerale e segmentaria.

Sono però soprattutto le allucinazioni genitali quelle con maggiore interesse clinico (sensazione di orgasmo, di stimolazione, di essere violentata ecc.). In certi casi questi disturbi sono più sistematizzati o localizzati ed entrano a far parte della patologia dello schema corporeo (allucinazioni somatosensoriali, illusione di perdita degli arti, membro fantasma ecc.)

  • SINDROME DI AUTOMATISMO MENTALE

Tutte le precedenti allucinazione e pseudoallucinazioni sono state inglobate da Clérambault nella “sindrome di automatismo mentale”. Con la formulazione di questa categoria clinica si è voluto superare divisioni fittizie tra i fenomeni allucinatori, permettendo di raggruppare nella medesima sindrome clinica, a fianco delle allucinazioni un insieme di disturbi psichici caratterizzati per la loro stranezza e particolarità.

La sindrome di automatismo mentale si caratterizza per la produzione spontanea, involontaria ed in un certo senso meccanica di impressioni, idee, ricordi che si impongono alla coscienza del soggetto. Comprende:

  • sensazioni parassitarie, cioè allucinazioni psicosensoriali, cenestesiche, tattili, gustative
  • automatismo motori, ideico, ideoverbale
  • fenomeni di sdoppiamento meccanico della personalità
  • fenomeni di piccolo automatismo mentale

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