SEMIOLOGIA DELLA ATTIVITA’ PSICHICA DI BASE

DISTURBI DELLA COSCIENZA

Moglie definisce la coscienza come “quell’insieme di processi psichici elementari e complessi, affettivi ed intellettivi che si presenta nell’unità di tempo e che ci permette la conoscenza e la consapevolezza della nostra vita interiore e di quella esterna”; secondo Baudin invece “la coscienza non è altro che la funzione alla quale dobbiamo la conoscenza della nostra vita psichica”.

Psicologicamente la coscienza è intesa come consapevolezza di sé stessi e del mondo oggettivo, cioè come esperienza psichica attuale che include la totalità dei fenomeni psichici vissuti in un dato momento: stato di coscienza. In altri termini potrebbe essere definita come lo stato di consapevolezza di sé e dell’ambiente. Essa ha una funzione integrativa che organizza il campo dell’esperienza sensibile attuale ed assicura l’orientamento temporo-spaziale ed i processi di discriminazione e di scelte.

Condizione necessaria per l’esperienza cosciente è la vigilanza che ne connota il grado di chiarezza e di lucidità.

L’attenzione ha stretti rapporti con la vigilanza e consente nell’ambito dell’insieme delle esperienze coscienti che costituiscono il campo di coscienza, la selezione di uno specifico contenuto che emerge dagli altri assumendo un particolare rilievo e nitidezza.

Il campo di coscienza non è pertanto omogeneo, ma si presente come uno sfondo più o meno sfocato, nel quale gli elementi su cui si concentra l’attenzione appaiono più chiari degli altri.

La coscienza si articola con i diversi fenomeni psichici sperimentati, quali la percezione, rappresentazione, ricordo, ideazione, affettività e. li attiva, li organizza e conferisce loro la forma e la struttura unitaria con la quale essi si esprimono istante per istante; questa azione strutturante, controllo di coscienza, è la premessa indispensabile nella distinzione tra sogno e realtà, tra soggetto ed oggetto.

Il processo che consente di svincolarsi dalla coscienza attuale per riflettere su sé stessi, sui propri pensieri, sentimenti etc., e di prendere posizione nei loro confronti è definita autocoscienza ed è il fondamento della continuità esistenziale della persona che opera, giudica, sceglie e diviene artefice del proprio mondo.

Sempre nell’ambito della coscienza rientra anche la coscienza dell’Io che secondo Jaspers è contraddistinta da quattro caratteri formali:

  1. Coscienza dell’attività: ogni evento psichico è ascrivibile all’attività dinamica dell’Io; sarebbe l’esperienza che denota come propri gli eventi psichici che hanno l’Io come soggetto.
  2. Coscienza dell’unità: le diverse manifestazioni del soggetto sono l’espressione di un nucleo unitario fondamentale della personalità dell’Io
  3. Coscienza dell’identità: esiste un continuum tra le varie esperienze dell’Io per cui l’Io si sente sempre sé stesso in tempi diversi.
  4. Coscienza della delimitazione: l’Io si esperisce come entità delimitata dal mondo degli altri.
  • SEMIOLOGIA DELLA CHIAREZZA ED INTEGRAZIONE DEL CAMPO DI COSCIENZA

I disturbi qualitativi e quantitativi dello stato di coscienza possono essere distinti sulla base della prevalenza di uno specifico meccanismo della coscienza .

  • Alterazione ipnoide della coscienza

Le turbe della lucidità sono rappresentate dallo stato di obnubilamento e di offuscamento, in cui è presente un deficit qualitativo della vigilanza ed una riduzione globale del livello funzionale e delle attività psichiche.

Il soggetto appare abulico, inerte, presenta compromissione delle capacità percettive, della concentrazione, della elaborazione del pensiero e della comprensione. Risponde agli stimoli con ritardo e con grossolani movimenti di massa; se sollecitato con una certa insistenza riesce a prestare attenzione per un breve tempo, per ricadere poi in uno stato di sonnolenza ed apatia; la comprensione delle domande è difficoltosa, l’ideazione lenta, poco elaborata, tendente alla perseverazione, talora incoerente; l’affettività è inibita o può presentare evidenti fluttuazioni.

L’alterazione ipnoide dello stato di coscienza riconosce una patologia organica cerebrale o extracerebrale o stati di intossicazione acuta o cronica.

  • Stato crepuscolare

Secondo Westphal si parla di stato crepuscolare quando:

  1. si ha un’interruzione brusca dello stato normale di coscienza;
  2. vi è un restringimento sistematico della coscienza su un circoscritto “circolo di idee”;
  3. vi è un comportamento ordinato e logico

Lo stato crepuscolare è una condizione in cui la coscienza è circoscritta su un numero limitato di contenuti psichici. Il paziente appare così intensamente assorto nelle sue esperienze da precludere ogni rapporto con l’ambiente: al di fuori dell’ambito consapevole la realtà non viene percepita ed elaborata correttamente, ma rimane inavvertita o viene interpretata in armonia al tema dominante.

La profonda distorsione del campo di coscienza porta anche ad una distorsione qualitativa della esperienze psichiche.

  • Stato crepuscolare orientato: interruzione brusca dello stato di coscienza che si restringe su un numero esiguo di idee nei cui confronti il soggetto ha un atteggiamento ordinato e logico. Solitamente è seguito da un ritorno allo stato di coscienza normale brusco, con perdita di memoria dell’evento. Si verifica in situazioni di forte stress e nelle crisi isteriche.
  • Stato crepuscolare disorientato o onirico:differentemente dal precedente vi è perdita della capacità di riconoscimento delle persone e difficoltà di orientamento temporo/spaziale. Compaiono illusioni ed allucinazioni, temi deliranti a carattere persecutorio. La realtà esterna viene estremamente deformata in base a ricordi e desideri del soggetto, portandolo ad una compartecipazione emotiva. Si verifica nella epilessia e nei disturbi organici cerebrali e nell’isteria.
  • Stato oniroide: è una alterazione dello stato di coscienza caratterizzato da ricca produttività delirante e fantastica e da cangianti fenomeni allucinatori visivi che si mescolano alla percezione corretta della realtà, rendendo difficile il discernimento tra realtà e fantastico.

L’orientamento temporo-spaziale e verso le persone è abbastanza conservato; la produzione fantastico-allucinatoria si accompagna ad un’intensa partecipazione afettivo-emotiva più o meno adeguata; le produzioni deliranti ed allucinatorie cambiano contenuto con estrema facilità, spesso in conseguenza di stimoli esterni occasionali: il paziente è come immerso in uno stato sognante da cui può essere distolto con difficoltà e partecipa alla sua esperienza con atti, gesti, grida, recitando il suo ruolo nell’ambito del delirio.

  • Stato confusionale o amenza: È il più grave e complesso dei disturbi della coscienza in quanto in esso si ha la massima disorganizzazione dell’attività psichica.

Si aggiungono al disorientamento temporo-spaziale e nei confronti delle persone, disturbi mnesici, illusioni ed allucinazioni; il pensiero è incoerente frammentario e disarticolato; le reazioni affettive appaiono abnormi, incongrue e avente facile mutevolezza di polarità.

La coscienza obnubilata, il pensiero “scombussolato”, la labilità affettiva condizionano la condotta e generano facili errori di giudizio per cui il soggetto non riesce a stabilire un valido rapporto con la realtà.

Accanto a stati d’inibizione e stupore si possono riscontrare stati di eccitamento o manifestazioni motorie mutevoli condizionate dalle allucinazioni, dai deliri ed inadeguate alla realtà. Si associano sempre gravi fenomeni vegetativi ed alterazioni dell’equilibrio idoelettrolitico.

Riacquistata la chiarezza di coscienza il soggetto non ha ricordo dell’episodio.

  • SEMIOLOGIA DEI DISTURBI DELLA COSCIENZA DELL’IO

Le alterazioni della coscienza dell’Io vanno sotto il nome di depersonalizzazione.

Secondo Jaspers la depersonalizzazione è l’angosciante vissuto che gli eventi psichici non appartengano più all’Io ma gli siano estranei ed indotti dall’esterno.

Nella depersonalizzazione vi è come una perdita, un’insufficienza, un’estraneità di quel contatto vivo e sostanziale che ognuno di noi esperimenta nei confronti del proprio mondo psichico interiore, del proprio corpo, della realtà esterna; è come se si incrinasse la naturale articolazione dell’Io verso questi tre poli.

  • Depersonalizzazione autopsichica

Il soggetto si sente cambiato, impersonale e vago; il sentimento dell’esistenza si affievolisce e giunge a gradi estremi di alterazione senza mai annullarsi completamente.

La propria vita psichica o parti di essa fanno emergere un sentimento di estraneità e di non appartenenza all’Io; il soggetto non si riconosce più nelle proprie idee azioni ed emozioni. A ciò si associa un sottofondo affettivo spiacevole, per lo più ansioso, e frequentemente il soggetto manifesta il timore di impazzire.

Una particolare forma di depersonalizzazione autopsichica è la sensazione di perdita di sentimenti, tipico della depressione.

  • Depersonalizzazione somatopsichica

Indica il sentimento di estraneità del proprio corpo o di parti di esso, per cui il corpo o le sue parti sono esperite e vissute come distaccate, estraniate dal resto del Se, non più appartenenti all’Io. (Sindrome di Kotard , dismorfofobia).

Questa esperienza può accompagnarsi a sensazione di cambiamento o di trasformazione di organi.

  • Depersonalizzazione allopsichica o derealizzazione.

Il soggetto non riconosce la realtà circostante come la realtà famigliare con cui ha convissuto fino ad allora. Questa assume un colorito, un’atmosfera strana, differente da quella abituale per cui le cose circostanti sembrano lontane, distaccate, l’ambiente è divenuto irreale, estraneo. Si tratta di un sintomi frequentemente presente nelle psicosi e negli stati di ansia.

  • Alterazione del sentimento di delimitazione dell’Io

In questo stato vi è, a seguito della perdita dei normali confini dell’Io, quasi una fusione dell’Io del paziente con quello di un altro oppure del mondo intero.

Fa parte di questo disturbo l’estasi, nella quale i limiti tra la propria individualità ed il mondo esteriore vengono annullati ed il soggetto si espande all’infuori di sé fino al congiungimento con Dio.

Disturbi dei confini dell’Io, tipicamente schizofrenici, sono il transitivismo, e cioè l’attribuire le proprie idee, stati d’animo, pensieri ad altri, ed il furto del pensiero, per cui il pensiero è divenuto noto agli altri o rappresentato nei messaggi televisivi e nei giornali.

  • Alterazione della coscienza di identità

È esperito come rottura del rapporto di continuità con la personalità precedente, e si manifesta con un sentimento di distanza, lontananza, estraneazione e diffidenza rispetto a sé stessi; tele disturbo può comparire in soggetti normali in particolari fasi evolutive (ad es. età puberale, adolescenza), divengono patologici quando non si riconosce un continuum della identità nelle varie fasi (ad es. disturbi schizofrenici e depressivi).

  • Alterazione dell’unità dell’Io

È caratterizzato dall’esperienza della coesistenza di due personalità nello stesso soggetto, aventi però caratteri di identità ben definiti ed indipendenti, detto anche sdoppiamento della personalità; è tipico della schizofrenia. Questo disturbo non deve essere confuso con le personalità multiple dell’isteria, dove più personalità coesistono ma alternandosi tra loro e di cui la personalità originaria non è a conoscenza.

In questo stesso ambito rientra l’esperienza di sdoppiamento somatico che si manifesta sotto forma di autoscopia: questa esperienza consiste nella visione dell’immagine di sé stesso o di proprie parti poste a breve distanza e a grandezza naturale; l’immagine è trasparente come se fosse proiettata su un vetro, priva di colore e con particolari ben nitidi. Questo fenomeno si manifesta maggiormente al tramonto e di notte e dura pochi secondi. Tale stato, oltre che in soggetti normali con un eccessivo stato di affaticamento, è stato osservato in epilettici, soggetti con patologia organica cerebrale, nelle psicosi esogene e nella schizofrenia. L’autoscopia non può essere considerato un sintomo patognomonico.

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