DISTURBI DEL PENSIERO : DISTURBI FORMALI

psichiatria

I disturbi del pensiero si distinguono in disturbi formali, in cui vengono ad essere alterati i principi che coordinano la strutturazione del pensiero, ed in disturbi del contenuto.

DISTURBI FORMALI

  • Accelerazione del pensiero

È caratterizzato da una situazione in cui i processi associativi ed ideativi avvengono con grande facilità e rapidità e ciò a discapito della capacità comunicativa.

In situazioni di normalità si può avere, in un momento dell’esistenza, una maggiore produzione ideica, fluida e creatrice, che ci fa sentire più capaci e produttivi; dopo un certo periodo vi è un ritorno alla situazione precedente senza che ciò faccia pensare ad alcunchè di patologico. Si parla di accelerazione del pensiero, e quindi di un suo disturbo formale, quando questa velocità ideica si accompagna a labilità associativa ed ad incapacità a fissarsi su specifici contenuti.

Talora il passaggio da n tema ad un altro è determinato da stimoli ambientali insignificanti, oppure da assonanza, da somiglianza fonetica o concettuale.

Il pensiero non segue più una linea associativa, scivolando da un argomento all’altro fino a raggiungere una pseudo incoerenza; questo fenomeno viene chiamato fuga delle idee. L’eloquio in questo caso diviene fluido ed irrefrenabile, logorrea, ricco di giochi di parole e battute.

Al grado estremo di accelerazione del pensiero possiamo avere l’insalata di parole in cui il soggetto non potendo seguire con il linguaggio la produzione ideica, ne esprime solo una parte, perdendo qualsiasi nesso logico tra la precedente e la seguente. Tale disturbo lo si trova tipicamente nello stato di eccitamento maniacale e nell’abuso di sostanze psicostimolanti.

  • Rallentamento del pensiero

È caratterizzato da un disturbo nel quale i processi associativi sono molto lenti, vi è povertà di contenuti, un’elaborazione stentata ed una povertà espressiva; il soggetto mostra poca iniziativa e difficoltà nell’attività spontanea. Il pensiero pare ristagnare, fissato su alcuni temi ed incapace di raggiungere uno scopo.

Il soggetto, quindi, riferisce difficoltà fino a non essere in grado di collegare i suoi pensieri, di sentirli immobili, paralizzati; non è in grado di seguire la trama di un libro poiché si sente svuotato, senza memoria.

L’eloquio è lento, faticoso, monotono, con notevoli tempi di latenza.

Anche l’attività motoria è molto rallentata fino ad arrivare, al grado estremo, all’immobilità accompagnata da blocco ideativo e dell’eloquio, stato che prende il nome di arresto psicomotorio.

Il rallentamento ideativo si ritrova tipicamente nella depressione.

  • Pensiero circostanziale

È un disturbo nel quale i pensieri sono comunicati in maniera indiretta, ridondante, ripetitiva e stereotipata.

Questo tipo di pensiero si evidenzia quando, fatta una domanda al paziente, la risposta contiene una quantità di dettagli irrilevanti, non necessari, che rendono la risposta oscura se non la impediscono.

Ogni associazione superflua viene sviluppata ed esplorata completamente prima che la persona torni al punto di partenza. Si potrebbe dire che in questo caso viene meno la possibilità e la capacità di distinguere l’importante dal trascurabile, l’essenziale dall’irrilevante. Tale alterazione si trova principalmente nei disturbi psicorganici.

  • Perseverazioni

È un disturbo nel quale il paziente ripete in maniera stereotipata parole, idee o soggetti che erano stati pronunciati poco prima.

Un certo grado di perseverazione si ritrova nell’affaticamento e nell’abuso di alcool, mentre una grave forma la si trova nelle sindromi cerebrali organiche.

  • Pensiero dissociato

È un’alterazione del flusso del pensiero nella sua continuità logica e finalità.

È caratterizzato da un impedimento fino all’impossibilità di arrivare, a seguito di associazioni logiche, alla finalizzazione del pensiero.

Il paziente può lamentarsi di sentirsi perplesso, di non potersi concentrare, di essere in uno stato di allarme e di non essere in grado di spiegare l’incapacità a seguire un filo logico; il linguaggio appare slegato, contorto, incomprensibile, privo di conclusioni.

Nel pensiero dissociato si riscontrano i seguenti fenomeni:

  • Deragliamento:

Vi è una labilità delle associazioni con alterazione dei nessi associativi per cui le varie idee appaiono difficilmente comprensibili; è come se vi fosse una deviazione del pensiero da un tema ad un altro senza rapporti apparenti. In altre parole si assiste ad un’interpolazione di pensieri senza alcun legame comprensibile con la concatenazione delle idee, per cui il discorso pare un continuo cambiamento di direzione all’interno del pensiero.

  • Fusione:

Vi è un’associazione di idee casuale pere condensazione per cui due o più idee si fondono tra loro creando concetti assurdi o insensati.

  • Blocco del pensiero o barrages:

Vi è un blocco dell’eloquio sotteso da un probabile arresto delle associazioni ideiche; tale blocco appare improvvisamente senza che vi sia qualche cosa che lo faccia ipotizzare. Ciò è stato definito da Bleuler come conseguenza di una paralisi mentale e quindi verbale. Questo stato ha durata variabile fino a svariati minuti, non recede minimamente per quanti sforzi s facciano per stimolare il paziente; recede improvvisamente e quando il soggetto torna a pensare normalmente la sua ideazione è completamente diversa e comunque slegata da quella presente prima del blocco.

  • Tangenzialità:

E’ quel disturbo per cui il paziente risponde ad una domanda con una risposta che è solo marginalmente legata al tema della domanda stessa. È caratterizzata dalle “risposte di traverso” in cui la risposta del soggetto può avere scarso legame associativo con la domanda o addirittura nessun legame.

Queste alterazioni sono patognomoniche del disturbo schizofrenico.

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