ADUC – Autocoltivazione cannabis, quali rischi? (PODCAST )

Il 19 dicembre del 2019 è stata depositata la sentenza n. 12348/2020 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione relativa alla coltivazione “per uso personale” dalle cannabis. Questo evento ha prodotto non poca confusione tra i consumatori rischiando di indurli ad una interpretazione estensiva della stessa sentenza, con conseguente rischio di incorrere, oltre che alle scontate sanzioni amministrative ex art 75 del DPR 309/90, nell’accusa di violazione dell’art 73 , ovvero nell’ipotesi del reato di spaccio di sostanze stupefacenti. Nella sentenza viene introdotta una nuova distinzione tra coltivazione tecnico-agraria, che legittima la punibilità ai sensi dell’art. 73 DPR 309/90 perché potenzialmente destinata ad accrescere i quantitativi di stupefacente presenti sul mercato, dalla coltivazione domestica di minime dimensioni, ritenendo quest’ultima intrinsecamente non idonea a ledere o a mettere in pericolo il bene giuridico salute e quindi penalmente irrilevante.

La coltivazione domestica potrebbe rientrare in tali requisiti quando appaia destinata in via esclusiva all’uso personale del coltivatore per:

  • la minima dimensione della coltivazione;
  • il suo svolgimento in forma domestica e non industriale;
  • le rudimentali tecniche utilizzate;
  • lo scarso numero di piante;
  • il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile;
  • la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti

Nel podcast diffuso da ADUC l’avvocato penalista Adriano Saldarelli, esperto sull’argomento, mette in guardia i consumatori rilevando che la mancata indicazione di criteri univoci ed oggettivi utili a distinguere tra uso personale e destinazione a terzi espone il consumatore al rischio di procedimento penale per violazione dell’art. 73 del DPR 309/90

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Pubblicato da ADUC su Martedì 27 aprile 2021