Fumo e adolescenza

Fumo e adolescenza

Negli adolescenti i bisogni soddisfatti dal fumo sono solo in minima parte legati al piacere, mentre sono più strettamente connessi a bisogni di natura socio-emozionale (immagine positiva di sé, senso di appartenenza, buona autostima).

Questa modalità di approccio al fumo da parte dei giovani tuttavia compromette le loro capacità di affrontare in maniera matura ed equilibrata le situazioni di stress con le più opportune strategie. Peraltro, un’indagine effettuata dal Dipartimento Dipendenze dell’ASL Caserta da febbraio a maggio 2017 su un campione di 2844 ragazzi che frequentano le III classi di vari istituti di scuola media superiore della provincia di Caserta (età media 16 anni; range 15-23 aa), ha evidenziato, nel suddetto campione, una prevalenza di fumatori del 50,9% di cui 21,3% di fumatori abituali e 29,6% di fumatori occasionali. 

L’adolescenza è un periodo in cui il cervello va in contro a meccanismi cosiddetti di plasticità cerebrale ovvero a continui meccanismi di rimodellamento cerebrale che favoriscono l’apprendimento di alcune competenze, l’acquisizione di determinati comportamenti e l’abbandono di altri, anche in relazione alle esperienze vissute da ciascuno.

Tuttavia nel cervello dell’adolescente lo sviluppo dei circuiti cerebrali avviene in maniera non omogenea, il circuito cerebrale cosiddetto della gratificazione ha uno sviluppo più precoce rispetto ai circuiti destinati alle funzioni di controllo esecutivo, localizzati nelle parti più anteriori del cervello (corteccia frontale e prefrontale). Lo sviluppo della corteccia cerebrale avviene tendenzialmente dalla parte posteriore verso la parte anteriore del cervello.

Nell’adolescenza dunque prevalgono impulsi volti a ricercare azioni gratificanti che spesso si rivelano come una maggiore propensione al rischio. Solo successivamente si sviluppano e intervengono quelle porzioni del cervello che esercitano un’azione di controllo, moderano queste pulsioni in base ad un’analisi vantaggi/svantaggi con valutazioni più ponderate e più a lungo termine. 

Questa disomogeneità di sviluppo è legata ad una necessità evoluzionistica di esplorare nuove strade e fare nuove esperienze, guidate prevalentemente da meccanismi di ricompensa/gratificazione con conseguenti comportamenti di maggior audacia e di propensione a condotte a rischio (fumo, alcol, droghe illegali, etc.).


Più specificamente possiamo dire che in età adolescenziale è molto più facile che a seguito di ripetute assunzioni di sostanze d’abuso (legali o illegali) o di ripetizione ossessiva di condotte legate al circuito della gratificazione (gioco problematico, internet, shopping, lavoro, sesso, relazioni affettive) si determinino profondi cambiamenti plastici cerebrali che finiscono per rendere l’individuo schiavo di questi comportamenti.
Come proteggere i giovani da questa propensione al rischio?

  • Rendere lo studio/la scuola più stimolante: bisognerebbe tener conto di quanto sia prezioso il cervello dei più giovani che è più esplorativo; è in questa fase che possono emergere i talenti che dunque andrebbero sostenuti.
  • Tendere a sviluppare qualità più emozionali e sociali: affettività, generosità, empatia, etc. che sono fattori predittivi di successo nella vita più ancora dell’intelligenza e del talento. Tali qualità sono delle competenze che possono essere acquisite primariamente nell’ambiente familiare e poi in quello sociale.
  • Progettualità: guardare al futuro e organizzarlo in base a ciò che si vuole fare.
  • Educazione esercitata dai genitori secondo il modello della genitorialità autorevole che parte dall’ascolto e dal rispetto dei figli, che a loro volta imparano ad ascoltare e rispettare gli altri; le ricerche dimostrano che gli adolescenti educati con questo modello crescono in modo più sano, la loro salute mentale è migliore come migliori sono i loro risultati scolastici, mostrano maggiore felicità e più difficilmente si mettono nei guai. Più specificamente le componenti principali di questo modello presuppongono che il genitore: a) sia affettuoso e partecipe; b) sia fermo e coerente (che abbia aspettative e regole e le faccia rispettare); c) incoraggi il desiderio e la necessità del giovane di essere sempre più indipendente e autonomo; d) rappresenti un modello di riferimento (role model) per il figlio o la figlia.

La famiglia rappresenta dunque lo strumento più efficace e sostenibile per intervenire sull’addiction e sul disagio sociale che ne deriva.

autore Guglielmo Lauro

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Pubblicato da PSYPEDIA

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