Con il termine drunkoressia si fa riferimento a un comportamento disfunzionale emergente, non ancora ufficialmente riconosciuto nel DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione, testo rivisto), ma oggetto crescente di attenzione da parte della ricerca clinica. Il termine nasce dalla fusione delle parole “drunk” (ubriaco) e “anorexia” (anoressia), e descrive una combinazione pericolosa di restrizione calorica, abbuffate alcoliche (binge drinking) e preoccupazioni disfunzionali per il peso corporeo.
La drunkoressia si manifesta prevalentemente in adolescenti e giovani adulti, spesso in contesti universitari e sociali, e rappresenta un comportamento a rischio che si colloca all’intersezione tra disturbi del comportamento alimentare (DCA) e disturbi da uso di alcol. Nonostante l’assenza di un riconoscimento ufficiale, il fenomeno presenta un profilo clinico chiaro e preoccupante, con potenziali conseguenze fisiche e psicologiche gravi.
Inquadramento nel DSM-5-TR
Attualmente, la drunkoressia non è inserita come categoria diagnostica autonoma nel DSM-5-TR. Tuttavia, i suoi tratti possono sovrapporsi a più categorie cliniche:
- Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, in particolare:
- Anoressia nervosa
- Bulimia nervosa
- Disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder)
- Disturbo da uso di alcol (Alcohol Use Disorder – AUD)
- Disturbi d’ansia e disturbi ossessivo-compulsivi, per il controllo rigido sul corpo e le calorie
Nell’ambito della concettualizzazione transdiagnostica proposta da autori come Fairburn, la drunkoressia può essere considerata un’espressione di una psicopatologia centrale legata alla sovra-valutazione del peso e della forma corporea, unita all’abuso di sostanze per modulare stati emotivi, ansia sociale o autopercezione.
Caratteristiche cliniche della drunkoressia
1. Restrizione alimentare compensatoria
Il soggetto riduce in modo drastico l’assunzione di cibo durante il giorno (o nei giorni precedenti), per “risparmiare calorie” da poter poi assumere sotto forma di alcol. Questa condotta si basa sull’idea distorta di “bilancio calorico” e riflette una preoccupazione eccessiva per l’immagine corporea.
2. Abuso di alcol episodico o ricorrente
La persona consuma elevate quantità di alcol in un breve periodo (binge drinking), spesso in contesti sociali, cercando di ottenere gli effetti disinibenti dell’etanolo senza aumentare di peso. L’uso di alcol a stomaco vuoto aumenta l’assorbimento e gli effetti neurotossici della sostanza.
3. Comportamenti di compenso e rischio
Oltre alla restrizione calorica, possono essere presenti altri comportamenti disfunzionali come:
- Vomito autoindotto
- Eccessiva attività fisica
- Uso di lassativi o diuretici
- Prolungato digiuno post-sbornia
4. Motivazioni sottostanti
I comportamenti drunkoressici sono spesso motivati da:
- Desiderio di controllare il peso
- Paura di ingrassare
- Necessità di apparire attraenti in contesti sociali
- Ricerca di accettazione sociale e riduzione dell’ansia
Epidemiologia e diffusione
Studi recenti indicano una prevalenza della drunkoressia soprattutto in:
- Donne adolescenti e giovani adulte
- Studenti universitari (in particolare in ambienti anglosassoni)
- Popolazioni con alta esposizione ai social media
Secondo una revisione pubblicata sul Journal of American College Health, fino al 30% delle studentesse universitarie riferisce comportamenti coerenti con la drunkoressia almeno occasionalmente. In Italia, la ricerca sul fenomeno è ancora limitata, ma i dati indicano una crescente diffusione anche tra i giovani, spesso associata a modelli di consumo del weekend e fenomeni di “binge drinking ritualizzato”.
Rischi per la salute
I rischi associati alla drunkoressia sono molteplici e gravi, sia a livello fisico che psicologico:
A. Rischi fisiologici
- Intossicazione alcolica più rapida e grave
- Disidratazione e squilibri elettrolitici
- Malnutrizione e carenze vitaminiche (soprattutto B1, B6, B12)
- Danni epatici e gastrointestinali
- Compromissione della funzione cardiaca
B. Rischi neuropsicologici
- Danni neurocognitivi da alcol su cervello in sviluppo (soprattutto <25 anni)
- Aumento dell’impulsività e delle condotte a rischio (sessuali, stradali)
- Peggioramento di sintomi depressivi e ansiosi
- Maggiore rischio suicidario
C. Rischi sociali e relazionali
- Isolamento o dipendenza da gruppi che rinforzano condotte disfunzionali
- Compromissione del rendimento scolastico o lavorativo
- Conflitti familiari e relazionali
Fattori di rischio e vulnerabilità
Numerosi sono i fattori che aumentano il rischio di sviluppare drunkoressia, tra cui:
- Genere femminile (ma in crescita tra i maschi)
- Storia pregressa di DCA o disturbi dell’umore
- Bassa autostima e immagine corporea negativa
- Pressioni culturali e sociali legate alla magrezza ideale
- Alti livelli di ansia sociale
- Utilizzo problematico dei social media
- Esposizione a modelli disfunzionali di consumo alcolico (es. riti universitari)
Diagnosi differenziale
È importante distinguere la drunkoressia da altre condizioni cliniche simili:
- Anoressia nervosa: la drunkoressia può coesistere con forme restrittive, ma differisce per l’uso specifico dell’alcol come strumento calorico e sociale.
- Bulimia nervosa: nel caso della drunkoressia, l’abbuffata riguarda esclusivamente l’alcol.
- Disturbo da uso di alcol: sebbene presente, l’alcol nella drunkoressia ha spesso una funzione secondaria di “gestione del peso”.
- Disturbi da comportamento impulsivo/compulsivo: come nel caso dei disturbi borderline o ossessivo-compulsivi.
Intervento e trattamento
1. Psicoterapia
La presa in carico richiede un approccio integrato e multidisciplinare. La psicoterapia rappresenta l’intervento di elezione:
- Terapia cognitivo-comportamentale (CBT-E): per affrontare le credenze disfunzionali su peso, forma e calorie, oltre che il consumo alcolico.
- Terapia dialettico-comportamentale (DBT): utile nei soggetti con disregolazione emotiva e impulsività.
- Psicoterapia familiare: fondamentale in età evolutiva.
2. Educazione nutrizionale
L’intervento psicoeducativo e nutrizionale mira a ripristinare abitudini alimentari equilibrate e a ridurre la paura irrazionale delle calorie.
3. Trattamento medico e farmacologico
In presenza di comorbidità psichiatriche (depressione, ansia, AUD) può essere indicato un trattamento farmacologico, sempre integrato alla psicoterapia.
4. Prevenzione e promozione della salute
Interventi preventivi possono includere:
- Campagne di sensibilizzazione nelle scuole e università
- Programmi di educazione emotiva e alimentare
- Promozione di modelli corporei realistici e inclusivi
Conclusioni
La drunkoressia è un fenomeno complesso, pericoloso e in crescita, che mette in luce la connessione tra disturbi del comportamento alimentare, uso di sostanze e pressioni socioculturali sul corpo. Sebbene non ancora formalmente classificata nei principali sistemi diagnostici, essa rappresenta una realtà clinica rilevante, che merita attenzione sia in ambito psicoterapeutico che preventivo.
Una maggiore consapevolezza da parte dei professionisti della salute mentale, degli educatori e della popolazione generale è cruciale per identificare precocemente i soggetti a rischio e fornire interventi efficaci e tempestivi.
Bibliografia
- American Psychiatric Association (2022). DSM-5-TR: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Text Revision.
- Fairburn, C. G. (2008). Cognitive Behavior Therapy and Eating Disorders. Guilford Press.
- Hunt, T. K. A., et al. (2010). “Drunkorexia: Caloric restriction prior to alcohol consumption among college students.” Journal of American College Health, 58(5), 443–448.
- Peralta, R. L. (2002). “Alcohol use and the fear of weight gain in college: Drunkorexia and disordered eating.” Eating Behaviors, 3(2), 123–135.
